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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

03 Jan

Pasquarelle e Befana in Valnerina

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Tradizioni

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La sera del cinque gennaio, vigilia dell’Epifania, nelle vie di molti paesi della Valnerina, gruppi di giovani cantando portano l’annuncio augurale della nascita di Cristo e del nuovo anno.

 I gioiosi cortei  sono capeggiati nella maggior parte delle volte da un Vecchio e da una Vecchia e vanno di casa in casa a raccontare la storia di Gesù Nazareno domandando in dono cibarie varie, da consumare successivamente in una cena comune. 

 “Nu’ scimo vinuti  co’ tutta creanza, sicunnu l’usanza la Pasqua a cantà” – cantano i giovanotti e aggiungono  in rima richieste di provvigioni e vino della cantina. I cantori sono accompagnati dal suono della fisarmonica, dell’organetto, dei tamburelli, triangoli, caccavelle e strumenti originali costruiti con fantasia.

La Pasquarella, chiamata anche  Pasquella o Pasquetta, deve il suo nome alla Pasqua Epifania (si chiamavano Pasqua le maggiori festività religiose) e rappresenta il più diffuso canto di questua presente oggi in Umbria, dal forte significato mistico-pagano.

Un tempo l’inizio dell’anno era particolarmente indicato per fare raccolte alimentari, in quanto nelle dispense, di solito magre, si trovavano, invece, salumi, fegatelli e carne di maiale appena lavorati, vino nuovo, olio,  uova, noci, mostaccioli e dolci vari. Gli alimenti elargiti venivano deposti in un cesto, le carni infilate in uno spiedo e il vino raccolto in una damigiana. La richiesta dei Pasquarellari era esplicita: “Se ce date ‘na sargiccia / fra li denti non se ‘mpiccia / se ce date un sanguinacciu/  lo mettemo sotto braccio. Se ce date ‘na gallina /non importa se piccolina /ché non sia una bioccaccia /viva viva la Santa Pasqua….”

Oggi, più comunemente nel cesto della questua vengono deposte monete, torroni, panettoni industriali e spumante. Solo qualche famiglia di agricoltori offre ancora coppie di uova fresche, frutta secca o dolci fatti in casa. Originariamente i gruppi dei  Pasquarellari erano formati solo da uomini, ormai sono ammesse anche le donne e i ragazzi.

La duplice cerimonia del chiedere e del ricevere viene accettata spontaneamente e tacitamente e la tradizione è talmente viva e scontata che non risulta difficile per i cantori recarsi, bussare nelle case e sollecitare un’offerta; anzi rappresenterebbe quasi un’offesa non visitare tutte le abitazioni. Questo aspetto, ancora una volta, rafforza il convincimento che le tradizioni hanno la funzione di aggregare, di scongiurare l’isolamento e di garantire un’identità comune. Ciò è così vero che  nel caso della Pasquarella, come in altre occasioni rituali, la partecipazione di coloro che per motivi di lavoro si sono trasferiti dai paese nelle città, è sempre garantita.

I canti e l’accompagnamento musicale differiscono da luogo a luogo e ogni  paese possiede uno o più testi corredati di melodie diverse (valzer o saltarelli), anche se  lo schema dell’annuncio della buona novella,  della richiesta di cibo, degli auguri per il nuovo anno e del ringraziamento è comune a tutte le versioni.

Una  strofa particolare cantata nei paesi di  Sellano, Cerreto di Spoleto e Meggiano conserva ancora il significato originario che la chiesa orientale attribuiva all’Epifania cioè  quello di ricorrenza del Battesimo di Cristo e non di manifestazione di Gesù ai Magi, come è intesa nell’occidente.

La permanenza in Valnerina di un’interpretazione ortodossa della ricorrenza potrebbe essere legata all’evangelizzazione della zona  attuata nel V secolo dai numerosi eremiti provenienti dalla Siria.

Il canto delle Pasquarelle ricorda così il Battesimo- Epifania: “Sulle rive del Giordano/ dove l’acqua diventa vino / per lavare Gesù Bambino/ per lavare la faccia bella/ l’anno nuovo e la Pasquella”.

A Castelluccio  la Pasquarella è chiamata anche Questua de la Zampetta, perché quello che si chiede insistentemente come offerta è una zampetta di maiale. In sostituzione si accettano, comunque, gli altri alimenti e anche offerte in danaro.

 

Il carattere profano dei cortei è sottolineato dalla presenza della Vecchia e del Vecchio. I personaggi sono incarnati da due uomini vistosamente truccati e resi  irriconoscibili sotto la parrucca: uno di loro ha un fazzoletto annodato in testa, l’altro porta il cappello. Uno mostra la gobba, l'altro rotondità femminili ottenute con gli stracci infilati tra i vestiti.  Sono  la metafora della Befana (madre natura) e del vecchio anno appena terminato: rinseccoliti e imbruttiti dallo scorrere dei giorni, se ne vanno dopo aver elargito gioia e doni, rigenerando la vita.

 

I doni sono portati soprattutto dalla Befana che continua ancora, nonostante il passaggio del munifico Babbo Natale, a elargire regalini insieme a carbone e frutta secca, emblematici portafortuna e talismani contro i malefici. La Befana entra nelle case infilandosi durante la notte del 5 gennaio giù per le canne annerite dei camini e, una volta fatto il proprio dovere, riparte in groppa a un somarello e non a cavallo della scopa come si racconta in altri luoghi. Ma come ovunque, la Befana sarà attenta a non farsi vedere dai bambini , accontentandosi  di assaggiare ciammillitti e mostaccioli preparati per il giorno di festa e lasciati sul bordo del focolare in segno di accoglienza insieme a un po’ di vino caldo e di fieno per sfamare l’asinello. 

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Giuly 01/03/2012 18:24


Ma pensa te, io quand'ero piccola la nonna mi raccontava che ai suoi tempi i bimbi, ma anche i grandi del paese andavano per le case a cantare la befana, e gli abitanti regalavano  loro
noci, arancie e mandarini. Questo quando mia nonna era piccola e sono 43 anni che è morta. Da voi invece la tradizione continua, ma che meraviglia!!!!

berenice.over-blog.it 01/03/2012 22:52



Giuly, innanzitutto grazie per le visite. Dove abitava tua nonna, in quale regione? Da noi queste tradizioni sono rimaste abbastanza vive, nonostante gli abitanti siano diminuiti soprattutto nei
piccoli paesi. Comunque sono momenti di vera gioia e affiatamento. Ciao!



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