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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

05 Jan

La Pasquarella dell'Epifania cantata a Vallo di Nera

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Tradizioni

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Ecco il testo della Pasquarella cantata a Vallo di Nera il 5 gennaio in occasione della Pasqua Epifania.

Gruppi di giovani processionalmente passano di casa in casa per annunciare la nascita di Cristo e l'arrivo del nuovo anno, chiedendo offerte e generi alimentari.

Composto da sedici quartine, il canto nella prima parte narra in metafora le vicissitudini del vecchio anno appena concluso e della vecchietta-Befana che porta l'annuncio dell'Epifania, cioè la manifestazione del messaggio cristiano e l'avvio di un nuovo ciclo del calendario. Il corteo dei cantori, accompagnato dall'organetto, è preceduto da due uomini mascherati da vecchio e vecchia. La melodia del canto è semplice: la, si bemolle, do, re, do, si bemolle, la, sol, la, fa, si bemolle, la, sol, sol, fa, mi, re, do, la, si bemolle, do,do,do,si bemolle, si bemolle, la, sol,fa, sol per quattro volte, fa, mi, fa,fa. Tutto seguendo il ritmo del valzer.

Dopo le otto strofe iniziali si entra nel vivo della questua. Con allegria e ironia vengono richiesti i prodotti della dispensa ben fornita in questo periodo di carne di maiale, di frutta secca, di farina, di uova e vino nuovo.

La Pasquarella di Vallo di Nera

Dopo un anno lungo assai / con piacere e con i guai / siamo giunti questa sera / siamo a voi a far la preghiera.

Tanti giorni di cammino / stanchi morti tutti quanti /con le pene e con gli affanni / siamo giunti fino qua.

Quanti ostacoli abbiam trovato / pe' arrivare in questo luogo / e almeno un po' di fuoco / per poterci riscaldar.

E or che siamo giunti / tutti quanti in compagnia/ Buona Pasqua Epifania / noi veniamo qui a portar

E' venuta la vecchietta / è venuta in fretta in fretta / è venuta stanca morta / per venire a bussare alla porta

Da lontano s'è partita / tutta quanta infreddolita / questa povera vecchiarella / per cantar la Pasquarella

E' venuta qui da voi / poveretta più che mai / vi ha portato l'allegria / Buona Pasqua Epifania

E quel povero vecchietto / è tanto tempo che cammina / un po' di brodo di gallina / lo potrebbe riscaldar

 

Certamente o buona gente / se l'avete un po' di cuore / e avete compassione / ci farete la carità

Se ci date una salsiccia / fra i denti non se 'mpiccia / se ci date un sanguinaccio / lo mettiamo sotto il braccio

Se ci date una gallina / non importa se piccolina / che non sia una bioccaccia / viva, viva la santa Pasqua!

Se ci date quattro noci / ci faremo i maccheroni / e con zucchero e cannella / viva, viva la Pasquarella

Se ci date quattro uova / ci faremo una frittata / mangeremo in compagnia / Buona pasqua Epifania

Se ci date o non ci date / fate presto e non tardate / se no vien giù la brina / e ci casca sulla schiena

 

Per amor del Bambinello / auguriamo a tutti quanti / un'età di novant'anni / pien di gioia e di felicità

Ringraziamo tutti quanti / vecchi giovani e signorine / vi ringrazia la vecchietta / viva viva la Pasquetta.

Altre notizie sulle Pasquarelle si possono trovare in Pasquarelle e Befana in Valnerina

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Gioia 01/05/2012 21:23


Lo so, vengo dalla Sardegna, in cui le tradizioni sono pane quotidiano, anche in casa. Per le strade del mio paese, senti ancora il profumo di un tempo, la lingua di untempo, vedi donne anziane
ancora con gli abiti tradizionali... è una magia... e qualcosa che non puoi non amare!

berenice.over-blog.it 01/06/2012 22:48



Potresti scriverne, allora



WriterGioia 01/05/2012 11:17


MI hanno sempre affascinata le tradizioni, hanno sempre avuto qualcosa di suggestivo e magico, almeno per me... Immagino quindi come, bimbi e non solo possano sentirsi ascoltandola... perché non
fai un video e lo inserisci, così sentiamo anche l'emozione della voce? :D 

berenice.over-blog.it 01/05/2012 15:56



Ciao Gioia, questi appuntamenti hanno il potere di dare gioia, di farti sentire un tutt'uno con gli altri. Generano un'allegria spontanea e quasi un senso di responsabilità nel tramandare ciò che
prima di noi tanti altri hanno condiviso.



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