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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione. Buona lettura. Agnese Benedetti

26 Nov

Dialetto umbro: gli zaravaj di zia Angelina

Pubblicato da Berenice  - Tags:  #Dialetto umbro, #zaravaj, #jocarellaje, #mattacchini, #Vallo di Nera, #Umbria, #1900

Dialetto umbro: gli zaravaj di zia Angelina

Alla sua nascita, l’anno aveva una cifra tonda. Era il 1900. Zia Angelina, come tutti i suoi compaesani parlava il dialetto di Vallo di Nera, uno degli idiomi umbri che si usano in una regione variegata non solo linguisticamente.

Di lei ricordo che, anziana, tornando ogni estate da Firenze dove era emigrata con la famiglia, chiedeva ai ragazzi, che non riconosceva, di chi fossero figli.

Ma ricordo anche tre parole insolite e curiose, musicalmente accattivanti, che pronunciava spesso e che non si trovano sul vocabolario. Le tre parole erano zaravaj, jocarellaje e mattacchini.

 

 

Dialetto umbro: gli zaravaj di zia Angelina

Zaravaj o zaravagli si riferisce a oggetti di poco valore o inutili, sparsi in disordine dentro casa qua e là. “Movéteve, ‘rcutinàte su sti quattro zaravaj  e jemo a ‘rcoje la janne che ce se la rubbano tutta” – diceva alle figlie che erano rimaste orfane del padre prima del tempo. (Muovetevi, radunate su questi quattro oggetti e andiamo a raccogliere le ghiande che le rubano tutte)

La raccolta delle ghiande, che servivano per alimentare il maiale di casa, era una pratica da sbrigare combattendo contro le manifestazioni del tempo atmosferico autunnale e contro chi era solito di prima mattina recarsi di nascosto nella proprietà altrui per riempire abusivamente i secchi.

Dialetto umbro: gli zaravaj di zia Angelina

Un’altra parola che la zia Angelina (Zi ‘Ngilina) usava spesso e ripeteva alle nipoti, anche quando erano diventate grandi, era jocarellaje, sostantivo plurale e femminile derivato dal verbo giocherellare ovvero trastullarsi. Da donna seria qual era, arrivava a dire, quando gli scherzi e l’allegria secondo lei erano troppi, che le ragazze fossero le più jocarellaje de Firenze.

Un primato che secondo lei non aveva uguali.

Dialetto umbro: gli zaravaj di zia Angelina

Infine, un’altra parola antica contenuta nel vocabolario della zia era mattacchini. Sempre in tema con il termine precedente, il vocabolo dialettale è una corruzione dell’italiano mattaccini, parola desueta che anticamente indicava i giullari e i buffoni che facevano spettacolo nelle piazze. Quando ci vedeva saltare, ridere, dire burle ad alta voce, sorrideva anche lei e facendo finta di schernirsi ci diceva: quantu séte mattacchine!

(La foto di copertina è tratta da quicuoionews.it)

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