Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

05 Nov

Glossario di dialetto umbro: 'cciaffatu, 'llamatu, cuscì, tuscì, lu ferru

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Dialetto umbro

                                   a-033--L-.jpg

L'Umbria è una regione composita dal punto di vista linguistico, caratterizzata da diverse inflessioni e dialetti.

Il fiume Tevere, una delle più consistenti barriere geografiche interne del territorio, la divide in due parti. Di là, sulla riva destra, si parla il dialetto del donca, di qua, a sinistra, anche se diviso in cento rivoli, si parla quello del pobbè.

Di questi rivoli regionali ne seguirò uno, forse troppo esile, ma credo proprio per questo meritevole di essere almeno registrato prima che si estingua completamente. Ho trascritto ascoltandole dagli anziani e dai miei contemporanei le voci verbali ancora usate in un borgo della Valnerina: a Vallo di Nera, comune in collina di 430 abitanti, composto da altre sei frazioni: Piedipaterno, Geppa, Paterno, Montefiorello, Meggiano, Piedilacosta. Vallo sorge su un versante, le frazioni su un altro: paesi separati dal fiume Nera, da una strada statale e da una ex ferrovia che corrono sul fondovalle. Intorno ai centri abitati ci sono  montagne, boschi, altipiani da pascolare e coltivare, cielo e acqua che sgorga da minuscole sorgenti.

Vallo di Nera un tempo fu importante e strategico nodo viario per le comunicazioni della montagna, con la consistenza di una fortezza medievale cinta da mura e torri, che sono rimaste tali e quali ancora oggi.

Il dialetto che i suoi abitanti parlano spontaneamente, alternandolo a un corretto italiano, è frutto di una vecchia matrice e di tante contaminazioni che si sono avute con gli spostamenti stagionali, con l'ingresso in paese di nuovi residenti provenienti da altri luoghi, che a livello familiare contribuiscono a diffondere nuove espressioni. La lingua parlata è simile a quella di tutta l'area della Valnerina, con molti riferimenti alla zona spoletina senza  l'inflessione marcata e cantilenante di quel territorio.

Ecco, dunque, di seguito le prime cinque parole. Ne scriverò altre e chi vorrà potrà seguirmi cercandole tra le categorie del blog, alla voce DIALETTO UMBRO

Naturalmente saranno gradite le correzioni, le precisazioni e le aggiunte di parole: i lettori potranno inserirle tra i commenti in calce agli articoli.

 

'Cciaffatu: aggettivo, deriva da 'cciaffare; significa sgualcito.  "L'hai  'cciaffatu tuttu st'abbitu, mo che figura ce fai?" 

' Llamatuagg., slabbrato, franato. Il primo significato è proprio di tessuto che ha perso la compattezza dei fili dell'ordito, irrimediabilmente allentati. "La fodera de la giacchetta te ss'è allamata e mo' te pènne jù" . (La fodera della giacca si è slabbrata e ora esce fuori). Deriva da lama, pantano, infatti nel secondo caso è proprio di  terreno paludoso che tende a franare. " Che ce fai co quillu campu che se 'llama tuttu?" (Che ci fai con quel campo che frana tutto?)

Cuscì e tuscì: avv., significano così, in questo modo; il secondo è rafforzativo.

Luscì: avv., è una variante di cuscì per dire in quel modo. "Dei fa cuscì e no luscì, tuscì va bene" . (Devi fare così e non in quel modo, in questo modo va bene)

Lu ferru: art. determinativo e sostantivo maschile; indicano il ferro da stiro. Lo ferro è, invece, il ferrame o il metallo. 

 

(continua) Appuntamento a sabato prossimo.

Leggi anche Glossario di dialetto umbro: 'ntrallacchenno, tertichenno, jòne, sune, tecco e diecca

 

 

Commenta il post

Archivi

Sul blog

Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.