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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

31 Dec

Dialetto umbro: zampittu, lènta, sciarpelle, picca surci e sdròlica

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Dialetto umbro

img065.jpgQuando resta poco di questo 2011, come ogni settimana presento cinque parole estratte dal variegato dialetto umbro.

I termini di questa settimana hanno in comune la capacità di evocare le feste di dicembre e in particolare le usanze del Capodanno. Riguardano la tavola e l'abbigliamento, le piante augurali e le previsioni del futuro.

Zampittu: ognuna delle quattro zampe del maiale. Povero di carne e ricchissimo di cotenna (cotica) lu zampittu è una delle parti del maiale più saporite, ma per essere consumato ha bisogno di una lunga cottura in acqua bollente.

Trionfa nella notte di san Silvestro accompagnandosi alle lenticchie (la lènta), che in onore alla loro forma e al loro nome hanno la fama di portare tintinnanti monete per tutto l'anno a chi ne mangia in quantità.

 

Sciarpelle: scarpe malandate e slargate ridotte a ciabatte. Finito un anno le scarpe sono ridotte a sciarpelle. Vatte a métte le scarpe fine, do' vai co ste sciarpelle? (Vai a metterti le scarpe eleganti, dove vai con queste scarpe malandate?). Sciarpella  è anche aggettivo col significato di slargato 'Ci ha la bocca a sciarpella per quant'è larga e pure quarghiccos'ardru...' ( Ha la bocca come una ciabatta per quanto è larga e anche qualcos'altro...)

 

Ciafrelle:  scarpe leggere, pantofoline. Se cridìa de ji llà la macchia co ste ciafrellle! Quelle so adatte pe ji a fistinu. (Pensava di andare nel bosco con queste scarpine! Quelle sono adatte per andare alla festa da ballo).  

 

Picca surci: pungitopo. Insieme all'agrifoglio e al vischio, con le sue bacche rosse porta l'augurio di un anno di prosperità. Le foglie piccole del pungitopo, sempreverdi, dure e pungenti per via di un aculeo che si trova all'apice, venivano usate a mazzetti per cacciare i topi o surci dai magazzini e dai granai. 

 

'Sdrolica: letteralmente l'astrologa, propriamente la strega, la megera, l'indovina. Le sdroliche nei paesi di montagna erano anche guaritrici che curavano le malattie con le erbe, di cui conoscevano proprietà ed effetti. Jéremo mejo o pegghio nell'anno novu? Che ne so io, mica fo la 'sdrolica! (Andremo meglio o peggio nell'anno nuovo? Non lo so, mica faccio l'indovina!). Dal sostantivo sdrolica deriva anche il verbo 'sdrolechegghiare, astrologare, con il gerundio 'sdrolechejènno. Il maschile di sdrolica è 'sdrolicone.

 

Altri articoli in Dialetto umbro: pòtti, pottacci, pottécchia, pottarella e precedenti.

 

(Auguri per un buon 2012 e arrivederci a sabato prossimo con la rubrica del dialetto).

L'articolo è aperto ai commenti.

 

 

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