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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

10 Dec

Dialetto umbro: pòtti, pottacci, pottécchia, pottarella

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Dialetto umbro

Caterina-Anselmo-Annunziatina.JPGNuove parole per la rubrica dedicata al dialetto umbro.

La lettrice Cinzia, cittadina inglese trapiantata nella Valle umbra, segue gli aggiornamenti settimanali del glossario perché li trova utili per comprendere la parlata vernacolare dei suoi nuovi amici e vicini;  Sandra, romana e nostalgica, dice che ha l'impressione di riascoltare i suoni dell'infanzia e le espressioni delle persone a cui ha voluto bene. Da parte mia, io continuo a scrivere sospesa tra presente e passato, emozioni e praticità.

Dopo le parole di sabato scorso (Dialetto umbro: la sciorna fugghie co' li petalini o in carzammutanne?) ecco la sestina odierna:

 

pòttu: significa bambino. Il plurale è pòtti, il femminile pòtta e pòtte. Uniti all'articolo, diventano lu pòttu e li pòtti. Ci sono poi gli alterati pottacci e pottacce che non sempre vengono usati in senso dispregiativo ma a volte con una sottintesa, leggera, benevolenza. Seguono i diminutivi putticchiu, pottécchia, pottarellu e pottarella che sono varianti con lo stesso significato generale, contenenti però un riflesso di giudizio da parte di chi li pronuncia, che prende in considerazione l'aspetto fisico e i modi più o meno graziosi ('na pottecchia secca, secca e dispettosa). La radice deriva direttamente dal latino putus che significa ragazzo, simile all'italiano putto e con la stessa radice di puer ovvero fanciullo.

 

Pupu, pupittu, pupa, pupétta: significano neonato e neonata; pupittu e pupétta sono vezzeggiativi. Il derivato pupazza indica una bambola di pezza o una marionetta ed è anche l'appellativo che si dà a una donna senza personalità. 

Pupu, Pupa e Pupittu sono usati anche come soprannomi di persone adulte. (Se chiama Pupittu, ma è un Marcantonio!) 

 

Munèllu: significa ragazzo e non ragazzo di strada come nell' italiano più corrente. (Che je porta la Befana a 'sti munelli? Du fiche secche, un portugallu e i mustaccioli) Cosa porta in dono la Befana a questi ragazzi? Due fichi secchi, un'arancia e i mostaccioli (biscotti preparati con il mosto)

 

Lurzà: scherzare. (Non lurzà co lu focu che te scotti). Non scherzare con il fuoco che ti bruci.   

 

In zonzola: a zonzo, girare oziando.  (Se non je guardi, li pòtti vanno in zonzola tuttu lu jorno) Se non li controlli, i bambini vanno girando tutto il giorno.

 

Zengherejenno: girovagando senza meta come gli zingari. (Che vai zengherejenno da 'na parte a 'n'andra e non troi locu?) Che vai girovagando da una parte all'altra e non trovi un luogo dove fermarti? 

 

(Continua, a sabato prossimo)

 

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