Gli strumenti sonori del Venerdì Santo e le campane legate
Avete mai sentito il fragoroso rumore delle bàtticie? Sono strumenti sonori idiofoni formati ciascuno da una tavoletta che ha sul lato corto una maniglia, sul davanti e sul dietro due battenti di metallo da agitare velocemente contro una fila di borchie piantate nel legno. Quando vengono agitate producono un suono penetrante e cupo. Venivano usate dopo la Celebrazione del Giovedì Santo e la Messa in Coena Domini, quando le campane delle chiese, legate, cessavano di suonare per tornare a squillare la domenica di Pasqua. Da un anno all'altro le batticie venivano riposte nell'armadio della sacrestia insieme ai paramenti del sacerdote e usate un solo giorno: il Venerdì Santo.
I ragazzi-chierichetti le impugnavano e le suonavano in sostituzione delle campane legate, annunciando per le strade del paese l'inizio dei riti della Passione e della Morte di Cristo.
Il suono sembrava non finire mai ed era a tal punto assordante che il nome batticia veniva preso in prestito nel linguaggio di tutti i giorni per apostrofare qualunque persona eccessivamente loquace.
'Suona la prima volta a Messa - gridavano i ragazzi agitando le frastornanti tavolette passando per scale e scalette, vicoli e stradine - suona la seconda volta a Messa e - infine - intocca a Messa', anche se la Messa vera e propria non sarebbe stata celebrata. Chi non aveva ancora finito il frugale pasto di astinenza dalle carni, sbrigava velocemente le ultime cose e saliva nella parrocchiale di San Giovanni da dove sarebbe partita la lunga Processione illuminata dalle candele o dalle fiaccole.
L'aria serale di inizio primavera (a seconda di quando andava a cadere la domenica di Risurrezione) pungeva il viso e, insieme al frastuono delle batticie, al catafalco del Cristo Morto e alla Madonna Addolorata, seguita dal cuore con le sette spade e dal fazzoletto della Veronica portati in Processione, creava un'atmosfera di condivisione e di contrizione sincera. 'Torna deh torna o figlio, torna al tuo Padre amante, ahi quante volte quante io sospirai per te' - si intonava nell'oscurità della sera, oppure si cantava: 'Gesù mio con dure funi, chi spietato ti legò, sono stati i miei peccati, Gesù mio perdon pietà'.
Questo accadeva nel mio paese, Vallo di Nera, e in mille altri d'Italia. Gli strumenti altrove assumevano nomi diversi: battole, battistangole, troccole e anche forme leggermente differenti: raganelle, ticchettavole, tricche tracche, tanavelle, troccane, preole, martufelle e martorelle, ma la funzione era sempre la stessa. In Spagna vengono chiamate carraca e matraca, nei monasteri ortodossi semantron, sostituti abituali delle campane.
(Nella foto una coppia di batticie del Novecento; foto e testo di Agnese Benedetti)
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