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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

17 Jun

Guardea, gli usi civici e la rinascita del bene comune

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Attualità

guardea-1-.jpg    

Guardea (TR) è un comune umbro di 1870 abitanti, ricco di uliveti, di campi di grano, di un’area naturalistica lacustre e di alberi di leccio, a cui si arriva dopo aver percorso negli ultimi chilometri una suggestiva strada panoramica che si affaccia sulla spianata del Tevere.

La cittadina si fregia dell’appellativo di Città del pane, è vicina ad Amelia e a Orvieto e, per almeno due particolari importanti, vicina anche ad Assisi.

San Francesco, infatti, vi dimorò a lungo presso una grotta del monastero romualdino di santa Illuminata e, attualmente,  sindaco di Guardea è Gianfranco Costa, anni fa primo cittadino di Assisi e fondatore del  Centro Internazionale per la pace fra i popoli.

Proprio da Guardea, l’Umbria propone la rinascita del bene comune. Lo fa dando voce a un mondo forse poco conosciuto, ma portatore di interessanti valori. Si tratta delle proprietà collettive, antichi istituti risalenti al medioevo, chiamati, a seconda dei posti, domini collettivi, comunanze, università agrarie, ASBUC, partecipanti, consorzi dei possidenti; tutti enti di natura guridica privata, attivi e presenti nella vita economica, culturale e sociale dell’Italia specie della montagna, gestori di migliaia di ettari di territorio, erogatori di servizi primari e impegnati nel rispetto dell’equità economica fra generazioni. Un altro modo di possedere le risorse, non solo in mano a privati, ma ripartite fra tutti per assicurare a tutti sostegno e dignità.

Le proprietà collettive sono enti dotati di capacità di autonormazione, con beni indivisibili, non usucapibili e non vendibili se non dopo una specifica variazione della destinazione d’uso. Offrono legnatico, tartufi, pascolo, funghi e altri svariati servizi, culturali, di coesione sociale, turistici. Garantiscono presidi territoriali, sentieri da percorrere per conoscere l’ambiente, il mantenimento degli ecosistemi. Il tutto inserito in una logica che non segue l’economia di mercato finalizzata al profitto, ma l’offerta di benessere alle famiglie che della comunità fanno parte e che si estende, di riflesso, all’intera Nazione.   

In un convegno patrocinato dalla Regione dell'Umbria, dal Comune di Guardea e brillantemente organizzato dal Demanio Collettivo di Guardea presieduto da Stefano Muzi, si sono alternati gli interventi di Sandro Ciani  responsabile della struttura Usi civici della Regione Umbria, di Mariella Carlotti docente di storia dell’arte, di Pietro Nervi professore di economia delle proprietà collettive all’Università di Trento, di Sauro Vitali presidente dell’ Università agraria di Boschetto che ha promosso la battaglia a difesa del Rio Fergia contro lo sfruttamento della società di acque minerali Rocchetta, di Pietro Catalani, Commissario degli Usi civici per la Toscana, Umbria e Lazio, di Francesco Grohmann dirigente del servizio foreste ed economia montana della Regione Umbria, con la moderazione del giudice costituzionale Paolo Grossi.

Dalla platea una grossa partecipazione di amministratori e segretari delle proprietà collettive, giunti a Guardea per ascoltare e raccontare le loro esperienze, provenienti anche da fuori regione come il sindaco e il presidente ASBUC di Piazza al Serchio (Lucca) o come i rappresentanti dei demani civici della Sardegna.

Tanti comunisti, come li ha ripetutamente appellati Paolo Grossi riaffermando il primigenio senso del termine, insieme ai quali si augura che le proprietà collettive con la loro autonomia e con i loro principi “continuino a essere ricchezza per molto tempo, per voi e per i vostri figli” .

 

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Alessandro Moscetti 06/21/2012 09:04


Anche io ho sentito "stringozzi", non le altre varianti. Lessicalmente parlando, dovrebbe essere o "strangozzo" o "stringozzo" da "strangolare" o "stringa-stringere", visto che il nome pare
derivi dallo strozzare quelli che ... (insomma come strozzapreti).


Però è bello notare che, nelle divergenze, si trovano anche le affinità. Le "ciriole alla ternana" e gli strangozzi/stringozzi alla "spoletina", al di là della variante cittadina, sono la stessa
cosa. Sugo al pomodoro piccante, con la giusta dose d'aglio e un pizzico di pepe.


Adesso mi sono venuti in mente i toscani "pici" all'aglione .. che son tutte ricette semplici ma, proprio perché semplici devi saperle fare bene.


 


 


 


 

berenice 06/22/2012 16:56



Concordo, sui piatti semplici non si bara: ingredienti di prima qualità e giusto dosaggio. Uniti a qualche segreto.



Alessandro Moscetti 06/20/2012 13:31


Esperto magari no, però buongustaio si. Sono un "pastasciuttaro" per vocazione, fosse per me il primo lo mangerei a pranzo e a cena. Quando vado al ristorante la pasta è l'unico punto fermo,
possono ruotare alternativamente l'antipasto e il secondo ma il primo è difficile .. a meno che non ci sia un secondo particolarmente sfizioso e per mantenermi più leggero faccia antipasto e
secondo. Dalle nostre parti, non c'è ristorante che si rispetti che non faccia da menù un primo al sugo di selvaggina e cacciagione (che sia anatra, cinghiale, lepre, cervo ecc ecc) solo ed
esclusivamente con le "pappardelle"; se proprio dovessi trovare un'alternativa, a seconda della consistenza del sugo, potrebbero andar bene i "maltagliati" quelle piccole sfogliette simil lasagna
tagliate irregolarmente, più corte, che essendo larghi come e più delle pappardelle, raccolgono bene il sugo. Su un sugo un po' più liquido, da scarpetta, i maltagliati riescono cmq bene. Ma
altri formati .. sinceramente no. Questo almeno da noi dove c'è la consuetudine della "pappardella", altrove magari hanno altri tipi di pasta locale e usano quella. Mi è capitato su al Vajont di
prendere un primo al ragù di cervo con una pasta simile, come formato, al ns. strangozzo - ciriola; per carità sugo buonissimo, pasta fatta in casa e molto buona, me lo sono cmq gustato. Alle
tagliatelle, fettuccine e pasta all'uovo in generale, prefisco "l'acqua e farina" della ciriola e dello strangozzo che secondo me esalta più la bontà del sugo. Poi, poiché in questo blog si fa
molta cultura locale, mi sento di nominare il "manfricolo", la vulgata "narnese" dello strangozzo, denominazione di origine "spoletina" che ormai è sinonimo "umbro" di quel tipo di pasta; a Terni
come hai detto tu, c'è la ciriola, ma a Narni c'è il manfricolo. Terni e Narni sono città sempre più attaccate tra loro ma, da un punto di vista di cultura popolare, c'è ancora una sorta di muro
invisibile dei tempi del medioevo dove le due città si combattevano. Anche la stessa pasta, a 10 km di distanza, ha tutto un altro nome.

berenice 06/21/2012 07:52



Manfricolo, bel nome e giusto il riferimento alle barriere lessicali perché anche strangozzo ha le sue varianti territoriali: tu mi dici strangozzi, a Spoleto io sento strengozzi, altrove
stringozzi e addirittura strengozze, al femminile, ma in questo caso la farina è impastata con le uova e la forma è più simile alle tagliatelle bolognesi. Poi ci sono gli umbricelli e forse anche
qualche altro nome. W la pasta!


 



Alessandro Moscetti 06/19/2012 17:53


Le pappardelle, essendo più larghe, sono particolarmente indicate per i sughi di ragù di selvaggina ... soprattutto se sono sughi "carichi" di condimento .. perché lo raccolgono su bene e ne
fanno apprezzare la consistenza del sugo. Ma su un sugo semplice, al pomodoro o piccante, vegetale, anche al tartufo ... meglio strangozzi e ciriole .. meglio anche, a mio modesto parere, di
tagliatelle e fettuccine.

berenice 06/20/2012 10:58



Esperto non c'è che dire! Aggiungerei: che la pasta sia lavorata a mano.



Alessandro Moscetti 06/18/2012 10:44


La Sagra del Cinghiale gira un po' tutta la zona, spostandosi di paese in paese (io mi ricordo e sono stato a quella di Alviano, dove feci accoppiata pappardelle cinghiale + pappardelle lepre :)

berenice 06/19/2012 13:56



Della serie "non facciamoci mancare niente"! Le pappardelle come tipod i pasta sono squisite, senza nulla togliere alle ciriole e agli strengozzi, forse più adatti a un condimento vegetale. O
sbaglio?



Alessandro Moscetti 06/18/2012 09:14


C'entra poco con il post, ma ricordo bene quella piazza della foto. Per un periodo di 5 mesi ho fatto il vigile per i comuni di Allerona - Castel Viscardo, e ho fatto spesso la vecchia strada via
Narni - Amelia che passava per Guardea. Ricordo anche una memorabile Sagra degli Gnocchi a Guardea, che fanno nel periodo estivo, e che vedeva buona parte di quella piazza occupata da tavoli.


Tuttavia Guardea non sta proprio vicino al casello di Orte ... il più vicino è Orvieto, da cui si prende la vecchia statale per Amelia e Narni e nel giro di 5-10 minuti si arriva a Guardea.

berenice 06/18/2012 10:31



Grazie per la correzione, provvedo subito a inserire la nuova indicazione. Non ero mai stata a Guardea prima di sabato, pur conoscendo alcune persone che vi abitano e che me ne avevano
parlato.


La sagra degli gnocchi c'è ancora (li ho assaggiati, ed erano molto buoni, al pranzo servito nel parco dell'Aiola); ci sono poi la sagra del cinghiale e quella chiamata "a tutto porco". 


 



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