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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

06 Jun

Dialetto umbro: sterticata, sgrullone, scrocchiu, scriccatu, spacche

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Dialetto umbro

terremoto-emilia.jpg

 

Quanto il terremoto sia un fenomeno conosciuto nelle zone appenniniche dell'Umbria lo testimoniano anche le espressioni linguistiche della parlata vernacolare.

Le scosse sismiche che in queste settimane affliggono le popolazioni dell'Emilia Romagna, la sofferenza, i morti, il vivere sospesi nell'attesa del ritorno alla normalità, riaccendono le voci dialettali sopite che riaffiorano alle labbra per esprimere uno sbigottimento già provato, per commentare i colpi inferti alle cose e agli animi e per esorcizzare una paura latente.

 

Sterticata: è la scossa sismica. Participio sostantivato di terticare (con l'aggiunta tipica delle s iniziale, come in cancellare che diventa scancellare) indicante l'azione dello scuotere, del tremare, del muoversi in qua e in là, descrivendo il movimento ondulatorio o sussultorio del terremoto. La sterticata può essere una sterticatina se il grado di iintensità è lieve.

"San Ponziano ve la mannasse na sterticatina!" augurava, affacciandosi alla finestra, il minatore Amerigo disturbato nel sonnellino pomeridiano dalle donne che in estate rammendavano all'aperto e parlottavano sotto la sua camera.

San Ponziano che avrebbe dovuto mandare il piccolo terremoto è riconosciuto come protettore contro le scosse sismiche, sia a Spoleto che nella media Valnerina, dopo che nel 1703 venne invocato per salvare Spoleto da una storica serie di eventi calamitosi. A Cascia e a Norcia si riccorre a sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno e il terremoto spesso viene chiamato proprio col nome del santo.  

Sgrullone: accrescitivo di sgrullo. In italiano scrollone, scossa  improvvisa e di forte intensità. ”Beh, non to 'o ricordi?Stiamo lì a piazza, emo sintitu nu sgrullone che scarpurìa la terra.” (Beh, non te lo ricordi? Eravamo in piazza, quando abbiamo sentito una scossa così forte che strappava la terra).

Scrocchiu: scròcchio o scròcco. Un rumore secco che annuncia crolli o cedimenti delle strutture portanti. “Jémocene, senti che scrocchi, se non ce sbrigamo ‘rmanemo quassotto.” (Andiamo via, senti che scròcchi, se non ci sbrighiamo rischiamo di  rimanere schiacciati).

Scriccatu: crollato dopo aver ceduto alla base. “Puritti je ss’è scriccatu tuttu, la chiesa, lu turrione, li cappannuni, so’ diventati tutti casarini.“  (Poveretti, gli è crollato tutto: la chiesa, la torre, i capannoni, le case sono diventate ruderi e macerie).

Spacche, plurale di spacca, spaccatura, lesione, crepa aperta sugli edifici o nel suolo. Insieme ai crolli, sono i segni tangibili del terremoto, vere e proprie fenditure che tagliano i muri portanti o si aprono nel terreno per molti metri.

"C’emo durmitu llà le tènne, ma se vinìa ‘na spacca su la terra, cascaamo jù li sprufunni dell’Inferno.”  (Ci abbiamo dormito dentro le tende, ma se si fosse formata una spaccatura del terreno, saremmo precipitati nel profondo dell’Inferno).

Aria de terremoto. Nonostante la scienza affermi che i terremoti non si possono prevedere, la credenza popolare ritiene che le scosse sismiche siano anticipate da una particolare situazione detta, appunto, aria de terremoto, riscontrabile generalmente nell’ora del crepuscolo. La temperatura atmosferica è più tiepida del solito e sembra che non ci sia la minima corrente d’aria. Un altro segno premonitore viene letto nell’abbaiare improvviso dei cani, che avvertirebbero meglio delle persone l’imminenza del sisma.

Passa, tira e fa. Sono i verbi del terremoto nel linguaggio popolare: passa lu terremotu, tira lu terremotu o fa lu terremotu.  “In quilli momenti l’unica cosa è de spettà e de mettese sotto l’architrai o vicinu a li muri maestri, speranno che non se sfonna lu pavimentu.” (In quei momenti l’unica cosa da fare è aspettare che finisca la scossa, riparandosi sotto gli architravi o vicino ai muri maestri, sperando che non si sfondi il pavimento).

Tanti auguri a chi, in questo momento, sta peggio di noi. 

 

(Altri articoli in Dialetto d'Umbria: pulle, rattattuiu, sciampagnasse, gabarrè, visavì      

 

   

 

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