Santo Stefano e il lascito di Collefabbri

A Collefabbri di Scheggino un lascito alimenta un curiosa usanza nel giorno di Santo Stefano
Dove lo snodato intricarsi delle strade e dei ruscelli lambisce i villaggi di pietra dai nomi Le Cese, Raischio, Sensati, Pontuglia, San Valentino, Ceselli, Nevi, Collecosta; dove sfiora i poggi, il colle Lastraro, gli scogli di Schioppo e dove l’ombra del monte Solenne sovrasta vigilante, a pochi chilometri da Scheggino (PG) si trova Collefabbri, antico luogo di sosta per i viaggiatori che transitavano dalla valle del Nera verso Spoleto, passando per il Monteluco.
Nel borgo, famoso nei secoli passati per la presenza di maniscalchi e per l’opera dei battitori di ferro, dai quali il villaggio aveva preso il nome, vive ancora oggi un’antica tradizione.
Ogni anno il 26 dicembre, giorno di santo Stefano, festa del martire cristiano patrono del paese, la famiglia Patrizi apre la sua casa accogliendo tutti gli abitanti, ogni passante, turista o visitatore, donando ospitalità e sincera fratellanza. Anche a Geppa, nel comune di Vallo di Nera, la famiglia Eresia offre un pranzo a tutti i paesani, ma i Patrizi di Collefabbri sono consegnatari di un impegno più solenne, secondo il quale oltre a offrire l’accoglienza nel giorno dedicato al santo, ogni due generazioni devono imporre al primogenito maschio il nome di Stefano.
La promessa non è mai venuta meno e nel libro delle anime della parrocchia o nei registri d’anagrafe del comune di Scheggino il nome compare ripetutamente con una precisa cadenza temporale.
La famiglia, in cambio, ha il privilegio di godere dei terreni della Parrocchia e di custodire la chiesa, l’unica presente a Collefabbri, affrescata sin dal mille e quattrocento, con santo Stefano raffigurato nell’altare maggiore, che reca in una mano la palma del martirio e ai piedi mostra le pietre usate dai persecutori per lapidarlo.
Gli anni sono trascorsi, il paese conta ormai pochissimi abitanti, ma i figli di Mimma e quinto Patrizi continuano a tenere accesa la luce del tempo, nel borgo, tra l’intricato snodarsi di strade e ruscelli.
Così anche oggi, ogni pellegrino o viandante dell’anima, che volesse attraversare quell’angolo di silenzio e di spazi infiniti incastrati nei boschi e bussasse alla casa sopra la piccola chiesa di Collefabbri, troverà ancora il sorriso di un uomo di nome Stefano pronto ad aprirgli la porta.