Dai fichi al fegato

È tempo di fichi. Quando il mese di luglio si affaccia sull'estate, i rami della pianta moracea si riempiono di frutti maturi. Morbidi fagotti a forma di piccole pere penzolano tra le foglie frastagliate. Non c'è un pezzetto di terreno senza una pianta di fico qui da noi in Umbria: selvatiche o coltivate crescono ovunque, senza troppe pretese , accanto alle viti e agli ulivi. Sono tipiche del Mediterraneo anche se provengono originariamente dall'Asia occidentale.
A me piacciono i fichi, tanto. Spellare la buccia verde e aprire lo scrigno dei tanti piccoli fiori rossi contenuti all'interno è sempre un gesto che dà gioia e freschezza.
Li mangio da soli o spalmati sul pane, magari insieme a una fetta sottile di prosciutto, ma si prestano a tante altre ricette. Mica solo a essere essiccati per rendere allegre le feste natalizie o a essere trasformati in gustose marmellate!
Coi fichi gli antichi romani cuocevano pezzetti di fegato infilati in uno spiedino, tanto che il nome della ricetta iecur (fegato) ficatum (farcito di fichi), ha finito per essere usata col solo aggettivo e per dare il nome all'organo animale, il fegato appunto.
I pastori usavano il lattice, che esce quando si recide il frutto non ancora maturo, per cagliare il latte e fare il formaggio.
Come rimedio naturale per i disturbi della salute i frutti o le foglie hanno un uso digestivo, lassativo, calmano la tosse e contrastano i problemi circolatori. Con il lattice si eliminano calli e verruche mentre la polpa in impiastro mitiga accessi e foruncoli.
Pur se di forte sapore zuccherino, il loro contenuto calorico è pari a quello di altri frutti: 27 kcal ogni 100 grammi se consumati freschi. Negli essiccati il valore sale a 250 kcalorie. Contengono potassio, ferro e calcio e sono benèfici per ossa, denti, pelle e vista.
Nel giardino dell'Eden, come narra il Vecchio Testamento, Adamo ed Eva si ritrovarono nudi dopo avevano mangiato il frutto proibito e per coprirsi intrecciarono cinture di foglie di fico. Nell'antico Egitto il fico era l'Albero della Vita, mentre a Roma era dedicato a Marte e legato alla fondazione dell'Urbe, dato che la cesta contenente Romolo e Remo gettata nel fiume si fermò proprio sotto un albero di fico.
Nei paesi dell'Appennino quando un ragazzo o una ragazza si sposano, la notte della vigilia del matrimonio, all'ex fidanzato o alla ex fidanzata viene fatta l'ennerata. Paglia e grossi rami di edera e di fico vengono sistemati di nascosto e silenziosamente davanti agli spazi e alla porta di casa, fino a impedirne l'apertura la mattina successiva.
E ora una ricetta per una
TORTA DI FI
CHI
4 uova intere
120gr zucchero
1 pizzico di sale
100gr olio di semi leggero
buccia di 1 limone
250gr farina
50gr latte
1/2 bustina di lievito
350gr fichi freschi
Mescolare uova , zucchero e sale, aggiungere olio, buccia di limone grattugiata, farina e lievito setacciati e latte.
Foderare una teglia con carta forno bagnata e strizzata, versare l' impasto e disporvi a raggiera i fichi spellati tagliati a spicchi. Cuocere in forno a 180° per 40'. Al termine per verificare la cottura fare la prova stecchino. A piacere spolverizzare con zucchero a velo.
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Questa ricetta è presa da http://gatinha78.splinder.com/post/18062154/torta-di-fichi