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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

17 Feb

A Carnevale l'ultimo giorno era vietato lavorare

Pubblicato da berenice

L'ultimo giorno di Carnevale in alcuni paesi della Valnerina era vietato lavorare

L'ultimo giorno di Carnevale in alcuni paesi della Valnerina era vietato lavorare

L'ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, in alcuni paesi della Valnerina un tempo era vietato lavorare.

 

Pene severe erano previste per chi fosse stato trovato nei campi a potare gli alberi o ad attendere ad altre faccende.

 

I trasgressori venivano catturati, legati a una scala e trasportati in paese, dove doveva essere scontata la condanna maggiore.

E qual era il castigo previsto? Offrire da bere a tutti gli uomini del paese spillando il vino dalla propria cantina.

 

Era talmente tanta l'allegria generata che qualche uomo generoso andava di proposito a lavorare per farsi cogliere in flagrante e, come se non bastasse, qualora non si fossero accorti di lui si dava da fare battendo le lame delle forbici da potare fin quando non lo avessero scovato.

 

Dopo la cattura e il trasporto in paese, il corteo iniziava il giro delle botti e dei boccioni da una cantina all'altra fino a sera, quando allo scoccare della mezzanotte iniziava il periodo di Quaresima con la giornata delle Sacre Ceneri.

 

Allora, ogni festeggiamento era vietato, le stoviglie venivano lavate con la cenere per togliere ogni minima traccia di grasso e tra i ragazzi iniziava il gioco del ' fuori il verde' che consisteva nel chiedere, a chi si incontrava, di mostrare un rametto di bosso, gelosamente custodito nelle tasche fino a Pasqua.

(Foto La Valnerina.it)

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Giovanna Bobbio 02/18/2015 11:38

E' sempre molto bello ricordare le tradizioni dei propri luoghi!

Bruna Stefanini 02/17/2015 09:55

le tue belle storie della Valnerina valgono sempre la pena: questa tradizione del vietato lavorare è del tutto inedita per me.

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