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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

22 Sep

Quinto, non uccidere

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #Attualità

L'esecuzione di Troy Davis (42 anni, accusato di aver ucciso un poliziotto nel 1989) con un'iniezione letale in un carcere della Georgia negli Usa, ripropone il tema della pena di morte.

Sono 58 nel mondo i Paesi che conservano ancora questo tipo di condanna, anche se di fatto sono in numero minore quelli che l'hanno applicata negli ultimi anni. Tra i Paesi conservatori ci sono grandi Stati come gli Stati Uniti, appunto, e la Cina, il Giappone, l'Iran, Israele e l'Arabia Saudita e  altre nazioni africane e asiatiche.

 Troy-Davis.jpg

Troy Davis, giustiziato il 21 settembre 2011

 

 

 

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007  ha approvato una risoluzione proponendo una moratoria per le esecuzioni in attesa di una completa abolizione a livello mondiale. Ma la pena capitale continua a essere applicata, seppure per i reati considerati più gravi.

 

Sono contraria a questo tipo di pena. Nessuno dovrebbe decidere della vita di un altro, men che mai lo Stato.

La vita è sacra, sia che la si consideri da un punto di vista religioso, sia che la si apprezzi da un'altra angolatura.

La vita è il principale dei valori umani ed è un diritto sancito anche canonicamente dalla Dichiarazione Universale del 1948, da decine di Trattati internazionali o, come in Italia, dalla Costituzione.

 

Il "non uccidere" è scritto nel decalogo del Vecchio Testamento e nell'archetipo di centinaia di filosofie, nell'essenza stessa della scienza che mira alla riproduzione e alla sopravvivenza. Conservare la vita è il nostro getto quotidiano, caposaldo dei nostri impegni lavorativi e relazionali: si fa ricerca per migliorare le condizioni di salute, si produce ricchezza per aumentare l'agiatezza, si cura il corpo per prolungarne la durata, si cercano i piaceri per appagare le nostre menti e distenderle al benessere, si lotta per allungare la vita ai nostri affetti.

 

Certo, chi ha sbagliato deve pagare, chi ha fatto soffrire, ha prevaricato, ha inflitto un'ingiustizia, deve essere condannato, isolato. Ma deve essere recuperato, rieducato, non eliminato per sempre. Se troviamo ripugnante l'atto dell'omicidio, possiamo noi permettere che avvenga di nuovo con la nostra approvazione o la nostra indifferenza? L'uccisione nn porterà mai un completo conforto né ai familiari delle vittime, né alla società. Nemmeno quando si sarà sicuri di aver trovato il vero colpevole, perché talvolta le sentenze di morte hanno colpito atrocemente anche chi era innocente o si era dichiarato tale, come nel caso di Troy Davis. In quei casi l'errore giudiziario è diventato irreversibile. Specie se l'individuo non ha avuto le possibilità, magari finanziarie, per difendere la propria posizione.

 

La  pena di morte non è neppure un deterrente, considerato che gli omicidi continuano a esistere anche nei 58 Paesi dove viene applicata; essa è  crudeltà e rinuncia a rigenerare un uomo alle leggi sociali del rispetto e della convivenza civile. In alcuni casi è incapacità di occuparsi di malati mentali, di comportamenti fuori dal consueto. 

 

L'Italia dal 1948 non ha più la pena di morte e dal 2007 non la prevede più nemmeno in tempo di guerra, ma sono ancora vicini i ricordi dei boia che in nome della Chiesa, atrocemente, comminavano pene nelle pubbliche piazze per ammonire il popolo. Mio zio raccontava le smaniose notti insonni di un giudice deputato a emettere sentenze capitali: "Qui si tratta di Pelosa, non posso dormire, ho paura di sbagliare!" La pelosa era ovviamente la testa da tagliare. Auguriamoci e facciamo la nostra parte perché tutto questo squallore non abbia, questa volta sì, più vita. 

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