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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

02 Apr

Il Crocifisso che salvò Vallo di Nera da una strage

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Tradizioni

 

                                      vallo-di-nera-via-di-mezzo.jpg

 

 

Dopo la firma dell'armistizio del settembre 1943 tra il Governo italiano e l'alleanza anglo-americana, la seconda Guerra Mondiale continuò a mietere vittime.

Rastrellamenti, rappresaglie e guerriglie si alternarono con crudeltà, generando spesso eventi nefasti.

In Umbria, dal carcere della Rocca di Spoleto nell'ottobre dello stesso anno evasero decine di detenuti politici italiani e jugoslavi che raggiunsero le montagne del Coscerno, accolti dalla formazione Partigiana del Capitano Melis.  I fuoriusciti erano guidati da LaKovic Svetozar detto Toso, un ingegnere montenegrino arrestato nel 1942.

 

Era l'alba del 30 marzo del 1944, quando nel piccolo borgo umbro di Vallo di Nera, ai piedi del Monte Coscerno, arrivò una truppa germanica a bordo di autoblindo e motociclette.

Quattro mitragliatrici furono posizionate nei punti strategici dell'abitato, pronte a scagliare fuoco su chi fosse stato trovato in possesso di armi o avesse osato dare rifugio ai "ribelli" Partigiani.

"I soldati tedeschi irruppero in ogni casa - raccontano i testimoni ancora in vita - perquisirono ogni stanza, rovesciando e spalancando porte e sportelli. Portavano via cibo, animali, ma cercavano soprattutto armi e nascondigli. Poi cominciarono ad afferrare con forza a uno a uno tutti gli uomini  trascinandoli nella chiesa di Santa Maria, dove li rinchiusero prigionieri. Furono scene di vero terrore. I soldati tedeschi non si fermavano di fronte a niente: spinsero giù dal letto un malato di polmonite e lo riempirono di botte alla schiena perché non riusciva a camminare per le strade del paese. Non si fermarono neppure di fronte al sangue che gli usciva a fiotti dalla bocca per lo sforzo.

Ogni uomo, adulto o ragazzo, venne catturato e rinchiuso nella chiesa di Santa Maria situata nella parte bassa del paese, di fronte a una delle quattro mitragliatrici. Anche l'anziano parroco don Pietro Briotti fu arrestato insieme agli altri, insieme ai vecchi, insieme  ai bambini di dodici - tredici anni".

La strage si faceva vicina, inevitabile, come era successo in novembre a Mucciafora dove nove civili erano stati fucilati: sugli abitanti di Vallo di Nera pendeva la pesante accusa di proteggere i Partigiani. Quei Partigiani che avevano il loro quartier generale nella montagna sopra il paese, che da poco avevano sottratto i fucili alla stazione dei Carabinieri di Sant'Anatolia di Narco e che avevano distrutto in Municipio le liste di leva dei giovani chiamati alle armi della Repubblica di Salò. Partigiani che da poco avevano ucciso e che avevano proclamato in questo territorio, tra Norcia e Cascia, la prima Zona libera della Resistenza italiana.  

La rappresaglia prevedeva il rapporto di dieci a uno, dieci civili per ogni camerata  o tedesco ammazzato.

Tutti gli individui di sesso maschile, ormai prigionieri nella chiesa, sarebbero stati fucilati l'indomani. Vallo di Nera avrebbe fatto parte dei luoghi dove la memoria ancora oggi piange le nefandezze della Guerra.  

 

 

                                mitragliatrice.jpg

 

"Ma verso sera - così ricordano in paese - le disperate preghiere rivolte al Crocifisso dell'altare sembrarono avere il loro effetto".

Un colonnello, di cognome Sereni, sfollato nel paese e con padronanza della lingua tedesca, riuscì a convincere la Wehrmacht che i Vallani erano estranei alla lotta armata e alle uccisioni.

Al colloquio seguì una lunga consultazione, ma alla fine il portone della chiesa fu riaperto e gli uomini poterono tornare a casa.    

Da quel giorno ogni anno a Vallo di Nera il 30 marzo in segno di ringraziamento si festeggia il santo Crocifisso. Al ternine della funzione religiosa in segno di fratellanza vengono consumate le tradizionali "pagnottelle benedette", sfilatini di pane croccante farcito con salumi locali e innaffiate da buon vino rosso, frutto di una questua tra la popolazione.

 

                                      pagnottelle-s.crocifisso-Vallo-di-Nera.jpg

Il Crocifisso quarant'anni fa è stato rubato ed è stato sostituito con un altro collocato nella nicchia originale, mentre in fondo alla chiesa una lapide ricorda ai più giovani la scampata tragedia: "Il giorno 30 marzo 1944 / gli uomini di Vallo di Nera / dalla furia della guerra /strappati ai focolari / e in questo sacro luogo reclusi / presaghi di funesto domani / per divina grazia / qui trovarono asilo e salvezza.  A Dio grati / e ai santi tutelari / della loro cara terra / in memoria."

 

 

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scanfesca 09/08/2013 07:44


sotto che nome pubblichi su facebook?, mi piacerebbe stringere amicizia e soprattutto leggerti. Ci sono anche io come Bruna Stefanini . A presto

scanfesca 09/06/2013 15:57


grazie per le informazioni puntuali e precise che ho utilzzato, con la dovuta citazione. Gente come te, che dedicano un po' di tempo e molta intelligenza alle piccole storie della nostra terra,
fanno bene a tutti.

berenice 09/07/2013 19:14



Questa vicenda è ancora sulle labbra e nel cuore di tutti gli abitanti di Vallo. anche se sono rimasti pochi i testimoni diretti che quel 30 marzo da bambini sgranarono gli occhi sulla violenza
della guerra.


Ho condiviso il suo articolo su Fb e sta riscuotendo molto gradimento. Saluti! 



Adriano Maini 04/03/2012 18:19


In ogni caso un'impressionante pagina di storia della Resistenza, che andrebbe fatta conoscere ai giovani e a chi non vuole intendere le ragioni della Lotta di Liberazione.

berenice 04/04/2012 09:26



Sì, è vero, la memoria va tenuta sempre accesa.



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