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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

04 Oct

I nuovi italiani, una scuola senza differenze

Pubblicato da berenice.over-blog.it  - Tags:  #I nuovi italiani

Si chiude con questo scritto la carrellata di ritratti fatti ai giovani figli di immigrati nel nostro Paese: nuovi italiani che spesso sono nati nelle nostre città o che vi sono arrivati quando avevano pochi anni. Sei storie per conoscere da vicino le loro soddisfazioni e difficoltà e una nuova cultura.

 

409201243_7aaaeb78f1.jpgUNA SCUOLA  SENZA DIFFERENZE 

In un piccolo comune della valle del Nera, poche centinaia di abitanti, a partire dai primi anni novanta sono arrivati diversi ragazzi fuggiti dalla ex Jugoslavia. I più fortunati e in possesso di lavoro hanno affittato piccole case, gli altri hanno trovato alloggio, come in tutta la zona, nei prefabbricati allestiti a seguito del terremoto del 1979. Molti hanno trovato impiego nell’edilizia e hanno seguito di volta in volta i datori di lavoro negli spostamenti dei cantieri presso altre località,  alcuni sono rimasti trovando sistemazioni abitative più decorose e hanno aumentato la loro famiglia con la nascita di figli.

La popolazione locale ha favorito l’integrazione condividendo e adoperandosi per superare le difficoltà. La migrazione, infatti, è un concetto storico per la Valnerina. Nei secoli questa è stata una terra di emigrazione stagionale, continua e obbligata per le scarse risorse agricole. La loro mancanza veniva colmata con  lavori artigianali (norcineria, potatura, mietitura, allevamento degli ovini) effettuati girovagando per l’Italia centrale in una ripetuta “transumanza” . La Valnerina in epoca moderna ha registrato un’ulteriore forte emigrazione verso l’America del nord agli inizi del novecento e un drastico esodo negli anni sessanta dello stesso secolo, che hanno provocato come conseguenza il graduale spopolamento di tutti i centri della montagna. Gli immigrati di oggi hanno trovato nella maggior parte dei casi solidarietà per un fenomeno ampiamente conosciuto e sofferto dai locali.

Albion, il ragazzo della nostra storia, è arrivato in Italia dalla Macedonia all’età di diciotto mesi. Il padre emigrato già dal 1994 per sfuggire alle tensioni legate alla secessione politica, aveva scelto come prima destinazione la Germania, poi l’Italia; nel 1999 con un ricongiungimento familiare e il lavoro da cuoco, che continua a fare, ha portato in Italia la moglie e il bambino. L’approdo nel paesino della Valnerina, è dovuto a una motivazione economica: infatti lì gli affittidelle case erano notevolmente di costo inferiore rispetto a quelli praticati a Spoleto, la città vicina, dove la famiglia si era sistemata inizialmente e dove nel 2001 era nato anche il secondo figlio Festjon, che si proclama spoletino a tutti gli effetti per via dello stato anagrafico.

I ragazzi frequentano la scuola media inferiore e la scuola primaria. Sono ben integrati, dicono; conoscono perfettamente la lingua italiana e non più quella macedone, sanno il dialetto locale e nei loro discorsi non pronunciano mai parolacce. Sono amici di tutti i ragazzi del paese e dicono di non aver mai trovato difficoltà, neppure per la loro religione che è musulmana.

 Albion è un ragazzo studioso, composto, ha ottimi voti e apprezza la scuola italiana che “non fa differenze tra italiani e stranieri”. Alla domanda su cosa faranno da grandi lui e suo fratello, non sa ancora rispondere anche se ammette che vivrebbe sia in Italia che in Macedonia.

La mattina Albion attraversa il cortile che sta dietro la sua casa e si trova a scuola, Festjon invece sale sul pulmino per raggiungere l’istituto. Il pomeriggio giocano a calcio con i coetanei e qualche volta si annoiano se non possono uscire per il cattivo tempo.

Dell’Italia, Albion apprezza le città che conosce, Roma, Napoli, Riccione, Perugia e i tanti amici; della Macedonia prova nostalgia per i cugini che comunque va a trovare ogni anno. In Italia lamenta di non avere parenti e della Macedonia critica le tante crepe sulle strade. Conosce tutti i ragazzi stranieri che si trovano in zona, come gli altri sanno di lui.

Il futuro familiare sarà sicuramente in Italia perché il papà sta ottenendo la cittadinanza e, nonostante abbia ancora i genitori in Macedonia, preferisce restare. Il lavoro gli dà soddisfazioni e nella sua terra d’origine “si sta male. Dove dovrei andare?” risponde.

 

 (Leggi anche   Gemelle diverse )

 

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