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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

13 Apr

Ferrovia Spoleto-Norcia, l'addio dell'ultimo capostazione Farinelli

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Viaggi

 

    ferrovia spoleto norcia biselli farinelli

 

 

Si è spento a Spoleto Giuseppe Farinelli, il capostazione che il 31 luglio 1968 dette il via al viaggio dell'ultimo treno sulla ferrovia Spoleto-Norcia. Un amore profondo quello che Farinelli ha nutrito per il trenino azzurro e per la bellezza del tracciato ferroviario e una condanna determinata quella che egli ha rivolto a chi quel miracolo di mobilità non ha saputo o voluto mantenere.

La sua testimonianza diretta ha arricchito di ricordi e di decine di aneddoti la conoscenza dei giovani e di quelli che non hanno mai avuto il privilegio di salire su quelle poche carrozze a scartamento ridotto, pronte ad attraversare i primi campi della periferia cittadina, a lanciarsi alla velocità di trenta-quaranta chilometri l'ora tra il verde cupo dei lecci, a risalire e scendere i viadotti mirabolanti e le gallerie a precipizio o a rasentare l'alveo del Nera tra le cui acque si scorgevano saltare le trote Fario. 

L'ottantasettenne capostazione ha raccolto e diffuso con estrema disponibilità i ricordi, le storie quotidiane di cui è stato testimone. Orgoglioso del suo ruolo un po' speciale e consapevole della portata scientifica di un tale patrimonio, ha conservato pezzi di materiale della ferrovia come reliquie, andandoli addirittura a cercare e a ricomprare dopo lo smantellamento. Ne ha conservati tanti di oggetti che a vederli si riesce quasi a rivivere direttamente quel periodo di metà Novecento, quell'occasione perduta di una ferrovia che, capolavoro di ingegneria, correva in luoghi dal paesaggio monumentale, essa stessa monumento, e che invece a un certo punto venne considerata con la sola logica economica del bilancio dei costi-ricavi. Uno strano destino quello di questa strada ferrata dell'Italia centrale: nata per portare la modernità, fu cancellata proprio in nome di questa.

Farinelli avrebbe dato un po' di se stesso pur di poter indossare di nuovo, anche simbolicamente, la divisa e il berretto da capostazione, ma gli eventi a volte non seguono le stesse strade dei desideri.

Dopo anni di totale abbandono il tracciato della vecchia ferrovia è stato rimesso parzialmente in sicurezza per ospitare gruppi entusiasti di ciclisti, di podisti, di appassionati di jogging; nel tratto cittadino si può effettuare qualche giro in carrozzella, ma niente di più. Appare difficile ricostituire quello che è andato perduto, nonostante l'impegno e la volontà di molti.

Ma, come ultimo saluto al mitico capostazione, esprimiamo l'augurio che tutto possa ancora accadere e che un giorno si possa riascoltare nitido, quel flebile suono di un vecchio fischietto.

 

(A seguire un articolo che Giuseppe Farinelli scrisse per Spoletonovanta, periodico dell'Associazione turistica Pro-Spoleto, in occasione dei quarant'anni dalla soppressione della linea. Le immagini sono tratte dal forum del sito www.trainsimitalia.net ).

 

 

farinelli ferrovia capostazione  

 giuseppe farinelli capostazione spoleto1.jpg

 farinelli ferrovia spoleto norcia agriturismo valnerina

 

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Alessandro Moscetti 05/04/2012 22:39


Le staccionate di legno, le ringhiere metalliche nei pressi di Borgo Cerreto la dove il tracciato tra le Gallerie lastre correva a picco sul fiume, che ha snaturato la bellezza selvaggia del
tracciato. Ma anche i ridicoli muretti di pietre posate una sopra l'altra senza essere fissate lungo la discesa di Sant'Anatolia, che restringono il sedime e rischiano di cadere sui piedi di
qualcuno. L'aver eliminato la lunga asta della catenaria alla stazione di Cascia - Serravalle, peraltro ben restaurata, che io avrei ripulito e rimesso al suo posto. L'ignobile pannello
riflettente chiaro con la scritta Sant'Anatolia - Scheggino (peraltro sbagliata, la stazione era Sant'Anatolia di Narco - Scheggino) al posto delle graziose lettere di ceramica blu, come quelle
originali rimesse su dopo il restauro della stazione di Spoleto.

Alessandro Moscetti 05/04/2012 20:41


A me non piace anzitutto l'approccio iniziale. Ovvero che si sia attesa la pioggia di finanziamenti milionari comunitari per decidere di valorizzare un territorio e un pezzo di patrimonio
archeologico industriale e naturalistico che tutto sommato, si era anche discretamente conservato, e non avrebbe abbisognato di chissà quali interventi. Segno questo di uno storico scarso
attaccamento in loco alla propria ferrovia. Intendiamoci, non è che voglia lasciare la Spoleto - Norcia ai 4 appassionati del genere, è buona l'idea di valorizzarne storia e memoria, di far
prendere consapevolezza al territorio, cosa questa che nei decenni passati ha contribuito a lasciare la ferrovia nel dimenticatoio, a tutto vantaggio di chi aveva interesse a tenerla nel limbo.
Però alla fine dov'è questa promozione. Al di là di qualche lavoro, qualcuno ben fatto, altri discutibili? Non esiste un sito ufficiale che decanti per filo e per segno le peculiarità del
tracciato e soprattutto quel ben di Dio che ancora è rimasto. nell'era di internet ci voleva veramente poco, e con tanti informatici a spasso lo avresti realizzato a buon mercato dando anche
lavoro a qualcuno. Secondo, in loco la ferrovia, oggi come ieri, non mi pare sia così evidenziata e segnalata al pari di ieri. Alla fine si spendono centinaia di migliaia di euro per ripulire
sentieri ben conservati, dove oggi passeggiano 20 persone al posto delle 2 di cinque anni fa. E anche su internet sono usciti fuori tanti sedicenti appassionati il cui compito consiste solo nel
postare le solite quattro foto storiche trite e ritrite.. ma quello che oggi è rimasto. A parte i soliti punti lungo la strada... nisba. Intanto mentre tutti hanno le antenne addrizzate sui
lavori della Valnerina, seguendo questi sedicenti lavori, nessuno ha ancora denunciato che a Triponzo da due anni c'è una frana con il costone che è scivolato verso il Corno. Non un accenno. A
dimostrazione che pochi realmente conoscono lo stato della ferrovia.


Se poi andiamo a vedere i lavori ... non mi piacciono le ringhiere la dove la ferrovia scorreva piana a ridosso del fiume (tipo a Borgo Cerreto nei pressi delle due gallerie Le Lastre), perché
l'effetto primordiale di quel capolavoro viene deturpato. non mi piace che lungo la discesa di Sant'Anatolia hanno messo quei muretti finti di pietra appoggiata, peraltro non fissata, il cui
unico scopo è quello di ... restringere il sedime. Le staccionate che dici tu. Non mi piace che alla stazione di Cascia - Serravalle, dove peraltro è stato fatto un bel restauro al fabbricato,
sia stata estorta la lunga mensola della linea elettrica che stava li da 40 anni (come quella di Caprareccia che nemmeno so se c'è più, è un po' che manco). Bastava ripulirla, dargli una
sistemata e rimetterla su. Non mi piace soprattutto che a Sant'Anatolia, è stato messo quell'orribile pannello piatto riflettente con la scritta nera a denominazione della stazione (peraltro
sbagliato .. la stazione si chiamava Sant'Anatolia di Narco - Scheggino, non Sant'Anatolia - Scheggino.. e questo mi fa solennemente inca....) invece di rifare le lettere in ceramica blu (come a
Spoleto ad esempio che per fortuna la scritta Spoleto è rimasta come da origine). Quanto potevano costare? Con tutti i soldi stanziati, se recupero storico e della memoria doveva essere,
dovevano farlo con un minimo di garbo e di rispetto storico. Si stanno perdendo in un bicchier d'acqua e con scarso rispetto per l'opera che dovrebbero valorizzare. Dio ci salvi dal trenino di
gomma .... che se lo portano sulla ferrovia vado la e lo faccio saltare in aria. Anche alla decenza c'è un limite. Finché sui viadotti anziché le vecchie ringhiere arancioni hanno messe quelle
color ferro .. ci sta anche, non mi attacco a quello, per l'amor di Dio. Staremo a vedere. Io prima ci andavo sempre sulla ferrovia, da diverso tempo ho allentato la presa perché la vedo diversa.
Vado più che altro nei luoghi rimasti selvaggi, anche se sempre più in preda al degrado. E' strano ma sembra che la natura si ribelli. Quella natura che l'aveva preservata, ora che stanno facendo
i lavori sembra agguerrita la dove non ci hanno messo mano, come dalle parti di Triponzo e della Balza Tagliata. Mi piange un po' il cuore, onestamente. Sarà che io questa ferrovia l'ho iniziata
ad amare e capire nella sua selvaggia primordialità attuale, mettendo al bando l'operazione nostalgia di chi si attacca solo alle foto di quello che fu. Ci ho consumato le scarpe in quella
discesa di Sant'Anatolia, a salire e a scendere, a scendere e a salire, facendo 18, 20, 22 km a botta tra quelle gallerie ora scavate a mano nella roccia viva, quegli elicoidali, quei paesaggi.
Triponzo, Balza tagliata, biselli, sono luoghi mistici dell'epoca della ferrovia che la successiva viabilità ha tagliato fuori ... e anziché iniziare a valorizzare e far conoscere quegli antri
nascosti, dove si nasconde la bellezza dell'Umbria più vera e più fuori dai grandi tour....si mettono a ripulire tra Sant'Anatolia e Borgo Cerreto dove la ferrovia ha sempre costeggiato discreta
la Valnerina, appartata ma già prima alla portata di tutti. Intanto la frana di Triponzo da due anni giace li ... se si smotta ancora il terreno irrompe e chiude il Corno .. e chissà che non
piombi addosso alla stazione. Non l'hanno buttata giù due terremoti ma .... potrebbe riuscirciqualcosa d'altro.

berenice 05/04/2012 22:14



Grazie, grazie veramente per questo utilissimo contributo



Alessandro Moscetti 05/04/2012 16:33


Non so se .... è più probabile che ricostruiscano la ferrovia o .. che io riprenda in mano quel discorso e scriva quel racconto. E' una bella battaglia, come quella contro i mulini al vento. A
meno che in una notte d'estate la Spoleto - Norcia non mi appaia in visione e non mi convinca a raccontare la sua bellezza nella sua nudità. Perchè quello che gira gli ultimi due - tre anni
intorno alla ferrovia non mi piace per nulla. Era meglio prima quandoera abbandonata a sé, chi voleva ci passeggiava comunque, senza spendere tanti soldi per creare fantomatici sentieri e mettere
in sicurezza qualcosa che nessuno, meglio della natura, aveva saputo preservare. Se penso agli scempi che hanno già realizzato ...

berenice 05/04/2012 19:40



A me in particolare non piacciono le staccionate stile ranch piantate lungo il Nera e quel fondo bianchiccio che fa assomigliare il tracciato a un nastro separato dal
contesto. I lavori di ristrutturazione delle stazioni e dei caselli credo siano stati una buona scelta, pena il loro crollo; dei ponti non so dire. Spero solo che al
posto delle carrozze che non ci sono più non propongano Dumbo il trenino-gommato della ex Spoletina Trasporti, più adatto ad altri contesti.  



Alessandro Moscetti 05/03/2012 21:04


Grazie per la citazione. Quel post doveva essere l'incipit di un racconto ambientato sulla riscoperta della ferrovia, che doveva essere descritta palmo a palmo, sfruttando le conoscenze acquisite
in anni di escursione sull'ex sedime, poi il progetto è stato momentaneamente accantonato per varie vicissitudini che mi hanno momentaneamente dirottato altrove. Io invece mi sono permesse di
citare lo splendido post contenuto in questo blog sul mio forum (http://stradediferro.altervista.org), ovviamente citandone la fonte e
l'indirizzo, perché mi sembrava un degno ricordo alla memoria della persona, capace di trasmetterne la vitalià della persona, che ricordo sempre, anche quando parlava della sua ferrovia, con
quegli occhi vispi e mai rassegnati, anche quando nei suoi momenti di lucida amarezza era egli stesso ben consapevole che allo stato attuale, era più un sogno indomito che non una possibile
speranza.

berenice 05/04/2012 10:13



Devo essere io a ringraziare e lo faccio sentitamente. Giuseppe Farinelli sta continuando a unire persone, proprio come faceva con i suoi treni.


Spero di leggere quanto prima il racconto sulla ferrovia! Buona giornata.  



Alessandro Moscetti 05/03/2012 15:03


E' morto senza veder realizzato il suo grande sogno, che è poi stato anche il grande rimpianto della sua vita. Quello di non veder realizzata la riapertura della sua cara e amata ferrovia. Riposa
in pace Giuseppe, lassù dove i treni corrono ancora liberi.

berenice 05/03/2012 16:12



"La Spoleto – Norcia era un capolavoro di tecnica e arte, ambiente e paesaggio, ingegneria del limite delle possibilità umane che una natura sublime ha saputo attraversare, senza
scalfire." 


Mi piace trascrivere qui una frase presa dal suo blog http://orizzontiriflessi.blogspot.it/  Saluti


 



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