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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

31 Jul

Dialetto umbro: seddievòle, oggiotto, me ss'è gelatu lu còre

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Dialetto umbro

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Fino a ora nella rubrica di questo blog, dedicata alla parlata vernacolare degli abitanti dell’Umbria, ho riportato per lo più delle parole singole.

Questa volta, invece, vorrei cogliere delle espressioni, delle frasi, che sono emblematiche di certi stati d’animo e situazioni. Sono modi di dire curiosi che chi abita in Umbria, soprattutto nell'area sudorientale, avrà sentito migliaia di volte, perché sono molto diffusi. Al di là della praticità comunicativa data dall’espressione immediata di concetti, essi celano una filosofia di vita basata sul rispetto delle regole e sull’ineluttabilità degli eventi. Quasi una rassegnata tenacia, per definirla con un ossimoro.

La protraente calura estiva di quest’anno ci impone soste almeno pomeridiane, momenti per riflettere: ecco un’occasione per capire un po’ meglio il linguaggio di tutti i giorni, il dialetto fatto di tanti suoni che scivolano  nelle conversazioni più varie, lontani dalla lingua ufficiale ma fortemente familiari.

Non ce la ‘ppoe: non ce la fa a convincerlo, a sottometterlo alle regole. Spesso la frase è usata per definire il rapporto conflittuale tra genitori e figli. “Quillu è un cavallu sturnu, mancu lu patre ce la ‘ppoe.” Quello è un cavallo storno, neanche il padre riesce a controllarlo”. Il cavallo storno, in questo caso, è la figura affiancata a un figlio molto vivace, scalpitante.

Sénti ‘n po’, zittu ‘n po’: ascolta un poco, zitto un poco. I due imperativi, dal tono non del tutto autoritario ma anzi cortese per via di quel po’, hanno storie tutte loro. Sienti ‘n puo’  è addirittura il nome di un affollato mercato che si tiene a Norcia in agosto. L’espressione che veniva usata per iniziare la conversazione con qualcuno, più o meno garbatamente, era particolarmente adoperata dai mercanti romani e toscani per arruolare al lavoro gli esperti norcini. “Sienti ‘n può, quantu vuò pe’ venì a lavorà co mme?” (Senti un poco, quanto vuoi per venire a lavorare da me?)

“Zittu ‘n po’ che me dorgu l’ossa! – Magnane de meno!” ( Zitto un poco che mi fanno male le ossa! Mangiane di meno -fu l’ironica risposta).

Issu/essa sta in lòco de verità io de bucìa: egli/ella sta in un luogo di verità, io di bugia. È la chiamata a testimone di un defunto che si trova nell’aldilà, luogo di verità, contro la parola di un vivente ancora esposto ai difetti del mondo terreno. "Issu sta in lòco de verità io de bucìa, mica so stata io a dije a Pierino de vinì su casa mia tutte le sere! Era 'rmasta sola, che lu cacciavo via?"

Me ss’è gelatu lu còre: mi si è gelato il cuore, ovvero ho avuto un grande spavento che il cuore ha smesso di battere. “M’è vinutu lo gasse, me s’è gelatu lu core quanno ho vistu quant’era!” (È arrivata la bolletta del gas, mi sono spaventato quando ho letto la cifra da pagare).

Oggiotto: otto giorni da oggi, fra una settimana. “Oggiotto me levo lu gessu, che me so pure cascatu”. (Fra otto giorni tolgo l’ingessatura, che sono pure caduto).

Seddievòle: se Dio lo vuole. “Seddievòle domatina pijamo lu trenu, speràmo che arrìa in orario!” (Domattina, se Dio vuole, prendiamo il treno; speriamo che arrivi in orario!)

Ognunu nasce co’ na pianeta: ognuno nasce con un destino segnato.  “Hanno scontratu? Se vede che era distinatu, ognunu nasce co' na pianeta. Hai voja a ddì che jiano fòrte!” ( Hanno scontrato con le auto? Si vede che era tutto previsto, ognuno nasce con un destino. È inutile dire che andavano forte!)

 

Alla prossima volta. L'articolo precedente lo trovi qui

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Alessandro Moscetti 08/10/2012 09:53


Solitamente quando decido di partire, soprattutto verso certi luoghi, che non sono solo fisici ma anche emotivi, sono sempre bei giri, non si va mai al risparmio. Tutto sommato stavolta mi sono
anche contenuto, o meglio, il fatto che sono voluto tornare su certi luoghi della ferrovia mi ha spezzato un po' il ritmo e il filo del discorso. Mi fossi dedicato solo alla Valnerina, sarebbe
stata tutta un'altra storia.


Quaranta anni fa, non ero ancora nato, ma "quasi". Quindi quel "piano" posso solo immaginarlo. Certo che quella diavolo di strada da Vallo a Mucciafora, quando sale in quei tornanti sterrati ...
e senza protezione sotto .. fortuna che ero solo ...


 

berenice 08/11/2012 20:44



Considera che è una strada provinciale!



Alessandro Moscetti 08/08/2012 13:50


Si. Ero andato a Borgo Cerreto per rifare visita alle gallerie Lastre e arrivare fino a quella di Passo Stretto ad archi. Ma arrivato alla prima "lastre" c'era la recinzione, per lavori. Sono
allora andato a Piedipaterno e ho fatto il percorso al contrario (ma anche li avvisava che a 3,1 km il percorso era chiuso per frana). Mi sono fatto quei 3 km ad andare e tornare (anche se Passo
Stretto era chiusa da una transenna ci sono entrato lo stesso, non mi sono fatto tutta quella strada per guardare solo il panorama da dietro le grate, d'altro canto c'è gente in mouintain bike
che passa la bicicletta da una parte all'altra...tutto questo alla faccia dei lavori di ripristino). A metà pomeriggio ho fatto da Caprareccia al km. 7,5 fino al vecchio cancello che chiudeva la
ferrovia al km. 4,5, più ritorno. Totale 12 km abbondanti. Nel mezzo, quando era di pranzo, a 12:30 sono salito a Vallo e ho preso la strada sterrata per Mucciafora (lungo la salita ho cercato
disperatamente un punto per fare le foto a Vallo posta in basso ma non c'è stato verso, troppa vegetazione...), e da li a Roccatamburo e Poggiodomo, dove sono sceso un po' ad aggirarmi per le vie
del paese. Ad Usigni mi sono riempito le bottiglie di acqua di montagna alla fontana posta al bivio. Ho provato ad andare verso il paese ma la strada era piena di auto parcheggiate, e così ho
rinunciato (e ho perso la fonte restaurata del Cardinale). Allora ho proseguito verso Monteleone ... che ci ero solo transitato davanti. Molto bello l'impianto medievale ben conservato del paese.
Alle 14 sono andato a pranzo in un ristorante sulla via principale, poi sono risceso sul versante di Sant'Anatolia (impressionante la strada con gli abitati di Gavelli e Caso). L'avevo fatta anni
fa per andare a Leonessa ma ricordavo poco o nulla, forse in salita ci si presta anche meno attenzione perché devi girarti apposta a vedere la valle che quando scendi hai davanti agli occhi. Alle
15:30 ero a Sant'Anatolia, e ne ho approfittato per rifare due foto alla stazione che da quando è restaurata non avevo più toccato, pur transitandoci più volte davanti. Ho girato su per
Piedipaterno che dovevo tornare alla Caprareccia per la seconda escursione. A salire ho regolato il conto con Vallo.... non l'ho potuta fotografare da sopra, ma da davanti gliene ho fatte
diverse. Il resto ... seconda passeggiata sulla ferrovia di altri 6 km come precedentemente detto. Bellissimo l'altopiano tra Vallo e Mucciafora appena terminata la ripida salita... sembrava una
Castelluccio più brada, un po' meno scenografica ma in fin dei conti non meno bella. C'è tutto un mondo che vive e respira la dietro. E che davvero in pochi conoscono.

berenice 08/09/2012 23:27



Un bel giro davvero. Concordo con gli apprezzamenti sulla zona di Caso-Gavelli, ci sono dei bei panorami. Una volta sono scesa per un sentiero e siamo arrivati, io e i miei compagni, davanti al
piano delle melette sotto Caso, un anfiteatro creato dallo scivolamento del fianco montano: era primavera, il prato era un'immensa distesa di fiori bianchi. Uno spettacolo indimenticabile,
sembrava l'Arcadia. anche il piano tra Vallo e Mucciafora ha il suo fascino, prende il nome di Piano dell'Immagine per via id una chiesina ormai scomparsa. Fino a quaranta anni fa era popolato da
casali ormai in disuso con i pastori che li abitavano per molti mesi dell'anno.



Alessandro Moscetti 08/07/2012 08:58


E' stata una giornata molto intensa... dalle emozioni forti, anche dai sentimenti molto contrastanti. A fine giornata ero soddisfatto, ma anche spossato, più nell'animo che nel fisico, nonostante
i 12 km percorsi sulla Spoleto - Norcia, e gli altri giri per i borghi e le strade della Valnerina. L'unico momenti di reale quiete .. è stato al ristorante di Monteleone, tra un calice di vino e
i fantastici "strascinati". Questa volta quell'angolo di paradiso mi ha trasmesso più inquietudine che pace. Evidentemente in questo periodo c'è un po' di foschia e temporale in me. 

berenice 08/08/2012 10:17



I temporali a volte sono necessari e hanno il pregio di restituire limpidezze perse di vista. Complimenti, comunque, per il tuo tour. Dodici chilometri percorsi a piedi? Concordo sulla gustosità
degli strascinati: una volta li ho mangiati in una trattoria di Ruscio, erano proprio ben cucinati.



Alessandro Moscetti 08/04/2012 00:35


Se dovessi rispondere di par mio alle tue osservazioni, tirerei giù così tanta roba da riversare in un post un'intera vita, e starei qui fino a metà nottata. E non posso farlo, perché
domattina presto la Valnerina mi aspetta,  ferrovia, strade e panorami in luoghi strani, impastati di favole, dialetti, tradizioni, fontanili .. tartufi e narcisi. 
Quindi mi limito a ringraziare per l'apprezzamento e la condivisione.  

berenice 08/06/2012 23:30



Spero sia stata una bella giornata!



Alessandro Moscetti 08/02/2012 00:10


Si il significato è esattamente quello, anche se io da queste parti l'ho sempre sentito pronunciare con la "o" anziché con la "u". Ho scritto un post sul blog della Spoleto - Norcia ieri sera.

berenice 08/03/2012 22:55



Ho letto il pezzo e l'ho anche condiviso perché ben fatto. Leggendolo viene fuori l'ammirazione per chi ha realizzato e pensato un bene così particolare, intimo col territorio e irripetibile.



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