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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

11 Oct

Dialetto umbro: santa Pupa e san Pisterno

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Dialetto umbro

dialetto umbro santa Pupa e san Pisterno

 

Santa Pupa e san Pisterno (o come veniva pronunciato dalle mie parti in dialetto umbro, Sambisterno) sono due santi che Santi non sono perché non si trovano in alcun elenco ufficiale della chiesa. Tuttavia, nati in seno alla cultura popolare che ha sentito la necessità di inventarli e di averli vicini quotidianamente, sono stati capaci di raggiungere una consistente notorietà.

Ormai caduti in po’ in disuso perché tutto passa e tutto si rinnova, venivano invocati ripetutamente in circostanze differenti.

I due virtuosi erano una sorta di refugium dei guai commessi, a cui si ricorreva con estrema confidenza e persino con irriverenza.

- Chi è stato se non sei stato tu? Sambisterno? – si diceva rimproverando qualcuno.

Oppure dovendo attendere a qualche incresciosa fatica si protestava proferendo la frase:

- Scì, me tòcca fa tutto da solo, chi m’aiuta Sambisterno? - denotando una scarsa fiducia verso questo sant’uomo che si riteneva avesse per lo più le armi spuntate.

Accadeva di peggio, però, quando la rabbia montava alle labbra e il Santo Pisterno veniva evocato in tono di imprecazione: - Mannaggia Sambisterno, me so data ‘na zappata su lu ditone! (un colpo di zappa era finito sull’alluce). In questo caso il falso intermediario divino aveva il compito di deviare verso se stesso le invettive rivolte ai Santi veri e di mitigare la blasfemìa.

In campo domestico e familiare, invece, la presenza di bambini sia calmi che vivaci o turbolenti e la scarsa disponibilità di tempo per accudirli potevano contare su un nume tutelare di genere femminile.

La santa invocata continuamente a protezione dei fanciulli era santa Pupa, una sorta di vice mamma intenta tutto il giorno a salvare i pargoli dalle cadute rovinose, dalle sbucciature di ginocchia, dalle sgrugnature varie, dalle fratture d’ossa e dagli esiti incerti.

- Ce pensa santa Pupa, me 'rcomanno a essa… Ma se c’erano volte in cui le cose non andavano bene, l’ingratitudine umana verso questa creatura eletta emergeva in tutta la sua magnificenza e a nulla potevano le ausiliare santa Pazienza (santa Pacenza) e santa Pace.

- Mannaggia santa Pupa, te si cascatu n’antra vòrda? Ma do’ guardi quanno cammini?

E in aggiunta a quelle brucianti scorticature, quasi sempre a rincarar la dose arrivavano sui pargoli anche un educativo scappellotto o una chiappata.

- Cuscì la prossima vòrda ce mitti mente (ovvero ci pensi su prima di cadere).

Dell’ordine degli uomini giusti inventati dal popolo, inoltre, facevano parte san Furzino (san Forzino), sintesi del detto ‘necessità fa virtù’ e altri due religiosi, Fra Stoppino (Frastuppinu) e Fra Cavolo o Tazio da Velletri. Per quanto sia stata fatta approfondita ricerca negli archivi storici né il santo né i due regolari pare siano mai esistiti veramente. Eppure la loro chiamata in causa è ancora frequente.

(Nella foto Santa Pupa, opera di ignoto conservata a Roma presso il Museo di Trastevere, proveniente dallo studio del poeta Trilussa. www.museodiromaintrastevere.it)

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monica c. 10/11/2013 19:46


bel viaggio nella tradizione..

berenice 10/14/2013 10:22



L'arco della nostra vita ci mette in contatti con persone, modi di agire e avvenimenti vari in modo particolare e irripetibile, ma è piacevole sapere che la tradizione ci permette di legare la
nostra alle altre epoche, quelle passate e quelle future



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