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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

08 Sep

A Spoleto la Fiera della Madonna di Loreto

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Tradizioni

 

 

 

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Una giornata soleggiata di inizio settembre ogni anno invita gli abitanti di Spoleto a uscire in massa per partecipare all’appuntamento della Fiera della Madonna di Loreto, conosciuta anche come Fiera delle cipolle. Insieme ai residenti arrivano in città gli abitanti del circondario e qualche turista incuriosito, disposti a parcheggiare nei posti più insoliti.

Quello dell’ 8 e del 9 settembre è un evento irrinunciabile per gli spoletini, che si ripete puntualmente, retaggio di una tradizione che dura da circa quattrocento anni.

Nel corso del tempo la Fiera ha cambiato nome, date e luoghi. Fu istituita nel 1598 su concessione di Papa Clemente VII che la fissò al 21 aprile e la dotò di diversi privilegi: per otto giorni tutti potevano godere di franchigie e immunità, con l'eccezione di banditi e ribelli. Nel 1664 la Fiera venne spostata al 13 giugno, festa di Sant’Antonio da Padova, mantenendo i precedenti privilegi. Da epoca imprecisabile la data è scivolata all'8 e 9 settembre, festa della Natività della Vergine.

Fino a metà Novecento le merci venivano esposte lungo il monumentale portico che da Porta San Matteo conduce all'ospedale e al santuario della Madonna di Loreto. Su quei banchi le ragazze da marito giunte dalla campagna e dai monti acquistavano i capi di corredo, mentre i ragazzi sceglievano gli utensili agricoli più moderni.


madonna di loreto

 

In seguito i venditori ambulanti furono spostati lungo il Borgaccio di San Matteo, in via Mameli, via delle Terme, largo di Porta San Luca, via Bonilli e dello Stadio, piazza Garibaldi e in via Interna delle Mura.. 

 Dal 2012 la Fiera ha, invece, trovato posto lungo il più scorrevole viale Trento e Trieste che porta alla stazione ferroviaria, in piazza Garibaldi, nei piazzali G. Antonelli accanto alla scuola di Polizia e in quello della ex ferrovia Spoleto-Norcia.


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Nella foto sopra si scorgono i monumenti dell'acropoli spoletina: la Rocca Albornoziana, il campanile del Duomo e il Palazzo dei Duchi in piazza della Signoria sovrastano la folla che si aggira fra le bancarelle della merce esposta.

Le categorie merceologiche della Fiera sono varie: si va dall'abbigliamento (qui vanno forte i vestiti mimetici da cacciatore con le calze termiche extraimbottite) alla biancheria intima e alle calzature, dalle piante agli articoli per il giardinaggio, dagli animali alla bigiotteria (soprattutto fai da te), iniseme a giocattoli, casalinghi, vimini e altro, fino all'imperdibile bancarella delle porcellane Limoges e Richard Ginori, vendute a prezzi da outlet.

Non si va solo per comprare, ma per passeggiare, per incontrare l'amico, la persona non vista da anni, per sentirsi liberi di curiosare, facendosi spingere dalla forza d'inerzia provocata dal passaggio degli altri. La Fiera inizia alle sette di mattina e si protrae fino a tarda serata.


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Anche se non si andasse per comprare, ci sono rituali a cui pochi riuscirebbero a sottrarsi: chi rinuncerebbe all'acquisto della porchetta, disposto a mettersi in fila e ad ascoltare anche il commento sul numero di esemplari affettati nei due giorni? I porchettari più capaci arrivano venderne sette-otto, tanto per dare qualche numero su questo cibo da strada cotto nel forno e aromatizzato con erbe, sale e pepe. Al pari della porchetta non si rinuncia all'acquisto di arachidi, croccanti e frutta secca da gustare cammin facendo gettando i resti in terra, per la 'felicità' degli operai dell'azienda pubblica che l'indomani spazzeranno di buon'ora le strade. Tradizionale è pure l'acquisto di una resta di agli o di cipolle di Cannara, da appendere in cucina e consumare cotte al forno in agro-dolce, nei soffritti o nella preparazione della gustosa coratella d'agnello.


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I bambini tornano a casa con l'immancabile palloncino legato al polso, attenti a non farselo scappare nel cielo oppure con il pesciolino rosso e la tartarughina da far crescere. I ragazzetti più grandi puntano su un volatile venduto a modico prezzo con tanto di gabbia e mangime.

C'è ressa anche davanti al banco dei casalinghi. Quest'anno abbondano le forme di silicone per preparare i dolci e per schiumare il brodo, l'attrezzatura per lavorare la pasta di zucchero, le padelle di pietra per preparare crêpes e per cuocere senza grassi.

La crisi economica un po' si fa sentire ma non del tutto. In fondo un piccolo acquisto se lo possono permettere tutti, anche di pochi euro, così tanto per fare allegria.

 

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Se poi si ha maggiore disponibilità economica ecco il banco riservato agli amici a quattro zampe, dedicato alla loro eleganza, quella che fa sentire orgogliosi i padroni premurosi come genitori. Nella bancarella dei vestiti per cani l'estro creativo degli stilisti si sbizzarisce a illegiadrire e ingabbiare groppine e pance di varie misure.


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 La Scuola di Polizia e il piazzale Giovanni Antonelli

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scanfesca 09/09/2013 08:40


Certo che quando si gira per una fiera come questa non ci si rende conto che, in fondo, si partecipa ad un rito che ha una  storia. Grazie !

berenice 09/10/2013 04:28



Mi diverte e appassiona ricercare le origini delle cose, dei fatti. Anche queli all'apparenza più ripetitivi possono contenere qualche sorpresa. Saluti



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