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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione. Buona lettura. Agnese Benedetti

28 Sep

Quando in Valnerina si coltivava e si essiccava il tabacco

Pubblicato da berenice

Ex essiccatoio di Sant'Anatolia di Narco

Ex essiccatoio di Sant'Anatolia di Narco

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, un'apposita Legge sostenne il piano di ristrutturazione e di rilancio della produzione di tabacco, voce importante dell'economia nazionale. Il crescente consumo di sigarette portò alla costruzione di nuovi impianti produttivi che in Umbria non si concentrarono solo nell'Alto Tevere, nella zona di Città di Castello storica produttrice, ma interessarono molti altre pianure della regione, alle prese con una riconversione delle coltivazioni agricole.

In Valnerina, per esempio, negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento si coltivava e si essiccava il tabacco. 

Nel 1951 l'Umbria contava 33 impianti, 27 in provincia di Perugia e 6 a Terni. Vi lavoravano più di 6000 addetti.

Rossella Del Prete

La produzione si attestò in particolar modo nella media valle del fiume Nera, tra Vallo di Nera e Sant'Anatolia di Narco nella provincia di Perugia, dove sorsero ben tre impianti.

Le coltivazioni erano sottoposte al Monopolio dello Stato che rilasciava le concessioni per la semina e la coltivazione.

Quando in Valnerina si coltivava  e si essiccava il tabacco

Schermato dagli alberi e, ora, anche da un telo pubblicitario, un essiccatoio di tabacco della Valnerina resiste all'usura del tempo.  Si trova tra Sant'Anatolia di Narco e Scheggino e sorge su quella che fu la proprietà della famiglia Amici degli Elci: una spianata collinare raggiungibile facilmente dalla strada statale. Attualmente il posto ospita uno stabilimento di lavorazione del tartufo.

A pochi chilometri di distanza, nei pressi di Piedipaterno nel comune di Vallo di Nera, se ne trova un altro totalmente ricoperto dall'edera che ne nasconde la sagoma; oggi la struttura è ridotta a rudere ed è inglobata in un allevamento di troticoltura. La fece costruire Anselmo Brazzoli nel suo appezzamento posto tra il fiume Nera e la strada, denominato Campaielli.

Si parla anche di un terzo impianto, ma non è rimasto neppure un edificio a dimostrarne la presenza. Sembra si trovasse anche questo a Sant'Anatolia di Narco nei terreni vicini alla frazione di san Martino di proprietà di Onorio Benedetti, possidente locale. 

 

Vecchio essiccatoio di tabacco - Piedipaterno di Vallo di Nera

Vecchio essiccatoio di tabacco - Piedipaterno di Vallo di Nera

Fu una riconversione agricola, quella del tabacco, che portò lavoro in Valnerina, soprattutto per l'impiego del tutto nuovo di manodopera femminile. Si trattava di un'occupazione stagionale ma soddisfacente. Le tabacchine, per lo più giovani ragazze, raggiungevano i campi in estate all'alba per effettuare la raccolta delle foglie nelle prime ore del mattino. In questo periodo il tabacco aveva raggiunto lo sviluppo massimo ed era ricco di sostanze. Le foglie venivano messe dentro alcune ceste, ben spianate una sull'altra e pressate sempre a mano, poi, dopo un'attenta cernita, venivano infilate in lunghi spiedi, a livello della costola, per iniziare l'essiccamento a cui attendevano gli uomini.

Gli essiccatoi erano edifici sviluppati verticalmente con camini esterni, erano costruiti in laterizio intonacato di bianco all'esterno e venivano alimentati con la lignite.

 

 

Quando in Valnerina si coltivava  e si essiccava il tabacco

Le tabacchine erano ragazze giovanissime che per la prima volta vedevano ricambiato il loro lavoro con il denaro. Per molte i guadagni servivano a sostenere la famiglia o a dotarsi di un corredo per le future nozze.

Sandro Brazzoli, figlio del proprietario dell'impianto di Piedipaterno, ricorda che il tabacco coltivato era del tipo Sumatra adoperato per produrre i sigari Avana.

Nei primi anni del 1960 le coltivazioni della Valnerina, come accadde ovunque, furono attaccate dalla peronospora tabacina, l'agente della muffa blu che rende inservibili le foglie.

La ridotta estensione delle coltivazioni e il perdurare della crisi sancì l'abbandono dell'esperienza e nei campi della Valnerina, a metà degli anni Sessanta, tornò la coltivazione del grano. 

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