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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione. Buona lettura. Agnese Benedetti

18 Mar

La pessima e magica fama del rospo

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Tradizioni

La pessima e magica fama del rospo

Utile per il giardino perché si nutre degli insetti che potrebbero danneggiare le piante, il rospo comune è una delle creature animali più segnate nel tempo da una pessima fama, spesso legata alla sfera magica.

La superstizione lo indicava come un animale di cui le streghe di notte assumevano le sembianze (al pari di civette, corvi e gatti neri), mentre il veleno e la sua coda costituivano la base di pozioni magiche e di infusi vari, usati per fare malefici.

Nel Sabba (convegno di streghe) il rospo era protagonista e vittima insieme: saltellava con le streghe nei balli sfrenati e, talvolta, finiva scuoiato e mangiato.

La pessima e magica fama del rospo

Il rospo è oltraggiato anche nei modi di dire: brutto come un rospo, ingoiare il rospo, sputare il rospo, sono espressioni che fanno riferimento a situazioni imbarazzanti

Non di rado le streghe venivano raffigurate con un rospo sulla spalla, a mo' di talismano. La credenza popolare riteneva, infatti, che nella testa dei rospi si trovasse la pietra della felicità e che la bava uscita dalla loro bocca avesse il potere di rendere invisibili gli esseri umani.

La pelle di rospo ridotta in polvere è stata per secoli uno degli ingredienti principali delle ricette di malefici e sortilegi, per via della sostanza urticante e tossica che le verruche e ghiandole della sua pelle sono in grado di secernere, quando vengono usate come difesa verso gli animali predatori e verso l'uomo.

La sostanza secreta si chiama bufotenina, ha il potere di irritare le mucose con cui viene a contatto e prende il nome da Bufo, che è un genere di rospi.

La bufotenina è un alcaloide dagli effetti allucinogeni, capace di modificare le percezioni e i pensieri per ore. Ecco perché il mite anfibio veniva annoverato tra le creature demoniache.

Persino ascoltare il suo gracidìo era segnale di sventura: tre richiami equivalevano a disgrazia certa. A cantare sono i rospi maschi, che gonfiano la pelle sotto il mento, mentre le femmine restano mute.

Anche gli occhi, dalle tipiche pupille orizzontali, si credeva fossero capaci di incantare lo sguardo di chi li avesse fissati.

I rospi secernono sostanze psicotrope e psichedeliche, per difendersi dagli attacchi degli aggressori

Oggi le dicerie e le credenze sono grandemente diminuite e a primavera i rospi sono lieti di seguire la stagione degli accoppiamenti.

Si recano negli stagni e nelle pozze umide, ma anche qui c'è qualcosa di strano: i maschi si aggrappano alle ascelle delle femmine, che sono molto più grandi, per riprodursi attraverso un amplesso ascellare. Addirittura nelle zampe maturano dei caratteri sessuali a forma di ventosa che permettono loro di aderire meglio.

Più maschi possono unirsi contemporaneamente a una femmina tanto da poterla persino soffocare e uccidere.

(Foto di Anselmo Benedetti scattata nei pressi del fiume Nera) (Immagine grafica tratta da skayler-ulver-blogspot.com )

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