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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione. Buona lettura. Agnese Benedetti

14 Nov

Il ragazzo chiamato Valnerino

Pubblicato da berenice  - Tags:  #Attualità, #Racconti

Il ragazzo chiamato Valnerino

Era il 24 novembre del 1930 quando Maria Bordiga, nata a Bagolino di Brescia nel 1901, dette alla luce un figlio maschio. Come era usanza nel paese, le levatrici lo lavarono subito con il vino, per fortificargli muscoli e ossa.

Il marito di Maria, Attilio Gabaldo, anch'egli del Nord Italia, lavorava come minatore nella grande opera di quarantadue chilometri, quasi tutta in galleria, che si stava costruendo in Valnerina.

Un lungo canale avrebbe convogliato le acque del fiume Nera da Triponzo al lago Piediluco, per la produzione di energia elettrica, nel salto della Cascata delle Marmore.

Attilio scavava a mano e faceva brillare le mine, con un'abilità che gli uomini del posto non possedevano; per questo i minatori specializzati erano stati chiamati quasi tutti da fuori. Altri come lui stavano popolando i paesi della Valnerina.

Quando nacque il bimbo, Maria e Attilio abitavano a Vallo di Nera presso una famiglia che gestiva il negozio di generi alimentari e che affittava camere. Sopra lo spaccio, nell'abitazione, ospiti e proprietari mangiavano tutti insieme; nella casa accanto alla bottega gli affittuari andavano a dormire. Maestre, boscaioli e minatori vi avevano trovato un alloggio confortevole. Cibo di casa, brodo di pecora il sabato, qualche bicchiere di vino rosso, il pane preparato due volte a settimana. Oltre al cibo, tra ospitati e ospitanti si creava spesso un clima di amicizia.

Così quando i Gabaldo ebbero questo loro secondo bambino, scelsero come madrina di Battesimo la figlia della proprietaria della casa: Emma Benedetti.

Fu proprio lei a proporre il nome da dare al neonato e lo fece con una trovata originale: "chiamatelo Valnerino, come la terra dove è nato".

Maria era perplessa, avrebbe preferito qualcosa di più conosciuto, ma accettò la proposta per rispetto e riconoscenza verso gli abitanti di quel paese, tanto accoglienti e solidali con lei e la sua famiglia. Così due settimane dopo la nascita, il 7 di dicembre, la madrina Emma e il padrino Olimpio, calzolaio di Vallo, presentarono il bimbo a don Nereo Briotti, nella chiesa di San Giovanni Battista, per fargli ricevere il Battesimo. Di fronte al nome Valnerino il parroco si rifiutò di somministrare il Sacramento e, solo dopo l'aggiunta dei nomi Quinto e Ambrogio, Santo del giorno, e del nome Elvio dato dal padrino, celebrò il rito. Valnerino crebbe felice ma presto lasciò Vallo di Nera insieme ai suoi genitori.

La galleria del Medio Nera fu terminata e nel 1932 venne inaugurata, mentre la coppia dei Gabaldo si trasferì e tornò a casa per nuovi lavori, dando alla luce altri figli: Luigia nel 1931 e successivamente Armida.

Attilio morì di silicosi nel 1962 a soli sessantuno anni all'ospedale di Torino e Maria continuò fino al 1984 a raccontare di quel tempo trascorso in Umbria e di quel figlio con un nome così particolare.

Valnerino seguì il mestiere del padre ma a 26 anni, l'8 maggio del 1956, da caposquadra cadde sul lavoro insieme ad altri cinque giovani durante la costruzione della diga del Ponte Pià in Trentino, per lo scoppio ritardato di una volata di mine, forse dalla miccia difettosa.

Era l'epoca dei grandi lavori idroelettrici, un'epopea di umili eroi.

Ma Valnerino non poteva finire. Così il nome del ragazzo passò al nipote mai conosciuto nato nel 1960, figlio della sorella Armida.

L'unico Valnerino, probabilmente, presente oggi in Italia e forse nel mondo.

Una storia singolare che è tornata a raccontare Luigia, la seconda figlia dei Gabaldo, a Vallo di Nera in una mattina di novembre alla vigilia del suo ottantaseiesimo compleanno.

Il desiderio di vedere quel paese che aveva dato i natali al fratello perso in gioventù e accoglienza sincera ai suoi genitori, l'aveva da sempre affascinata. Uno sguardo ai registri di anagrafe, uno a quelli parrocchiali, la visita al paese e alla chiesa, e la nascita di Valnerino era di nuovo lì come tanti anni fa.

Ad accompagnare Luigia c'erano don Giuseppe il figlio sacerdote, parroco del santuario di Montecastello di Tignale (da dove di recente è stata rubata la reliquia di Papa Wojtyla) in provincia di Brescia e un amico, Romano di Cesena.

Oltre a loro, il fascino della storia e delle amicizie imperiture.

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