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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

19 Sep

37 anni fa. Il terremoto del 19 settembre 1979

Pubblicato da berenice

37 ANNI FA.

Un mercoledì, un mercoledì di settembre che stava volgendo al termine. Eravamo in collegio, anno scolastico appena iniziato, per me il quarto anno del Liceo Classico. Molti ragazzi nel pomeriggio erano tornati a casa perché il giorno dopo c'era lo sciopero. Io ero rimasta a Norcia, nella nostra scuola le lezioni si sarebbero tenute regolarmente. Dormivo nella camerata all'ultimo piano, in mansarda, almeno da un'ora.

Ore 23,36, un violento boato mi sveglia, un vento forte seguito da uno sconquasso che atterrisce. Non capisco, penso sia la fine del Mondo, mi faccio il segno della Croce e mi copro il viso con il lenzuolo. Alberta, accanto a me, inizia a urlare, reagisco, le afferro una mano e scappiamo, insieme alle altre, scalze in camicia da notte verso l'uscita della stanza. Non c'è più corrente elettrica, siamo al buio. Tutte gridano in preda allo spavento: il terremoto, aiuto, non andate sulle scale possono crollare!

Finita la scossa fortissima, eccone subito altre due forti. Preghiamo, ci abbracciamo terrorizzate. Poi via fino al piano terra, senza scarpe, né giacche, così, con solo noi stesse. Arrivano i ragazzi dal maschile e il Direttore ci porta nella piazzetta vicino alla fontana tra le chiese di Santa Rita e San Francesco. C'è tutta la gente di Norcia in strada, in mezzo al buio, alcuni còlti ancora svegli a guardare in tv una partita di calcio dell'Inter. Si sente il suono penetrante della sirena: l'ambulanza o forse i Carabinieri. Dove saranno i miei familiari, dove la scossa avrà fatto più danni? Nessuno sa, qualcuno dice che ci sono dei morti. Risaliamo al primo piano per prendere le ciabatte, una coperta da avvolgere sui fianchi, qualche spicciolo. Esco sul corso di Norcia e vedo l'orologio di Porta Romana crollato, il cornicione del Cinema Impero a terra. Non riesco a trattenere le lacrime tenute a bada fino a quel momento. Piango, mi precipito nella cabina telefonica fuori Porta. Mi accompagna un ragazzo, Giuseppe. Provo a chiamare a casa ma nessuno risponde, so a memoria i pochi numeri del mio paese, ma i telefoni squillano a vuoto. Ho tanta paura. Poi provo in Parrocchia e trovo mio zio che è lì con don Franco, radioamatore, che sta cercando disperatamente notizie di me con il baracchino. Loro sanno che l'epicentro è qui. Mi dice che stanno bene, tutti all'aperto ma salvi. Andiamo in un sotterraneo nella casa del Direttore, allineati sul pavimento per provare a dormire, ma è cosa impossibile. In silenzio conto 102 scosse, una dietro l'altra. Mano a mano arrivano i genitori a prendere i ragazzi e alle quattro ecco anche i miei venuti a portarmi via. Tornare a Vallo è un'avventura. La strada è piena di massi caduti, di tronchi d'albero. Li togliamo con le mani per passare. Non c'erano le gallerie di oggi quella notte, era il 1979, 37 anni fa.

I morti furono cinque, tre a San Marco, Benedetto, Firminia, Antonio e due a Chiavano, Maria e Attilio, sorpresi nel sonno; i nostri paesi, tutti, inagibili per anni. Io trascorsi una settimana in auto, perché neppure di giorno riuscivo a stare distesa su un letto; un mese in tenda e poi un anno a dormire con la famiglia in un'unica stanza a piano terra, la più sicura, in attesa di ultimare un'altra casa che era in corso di ristrutturazione. La maggior parte dei miei paesani e degli abitanti della Valnerina restarono nei prefabbricati per tanti anni, in quelle nuove dimore di latta o a pannelli chiari, ingentilite nel tempo dai cespugli di rose, gerani e piante di oleandro. Poi la rinascita, i centri tornati a nuovo splendore, belli e sicuri come non erano da anni. Fino al '97 e alle scosse interminabili, dal 26 settembre ad aprile, pian piano superate rimboccandosi le maniche. E poi il sisma di quest'anno, il 24 agosto, ancora di mercoledì, non alle 23,36 ma alle 3,36. Con i tanti morti appena dietro alle nostre montagne.

Qualcuno dice che la Valnerina ha tre T: il trenino, il tartufo, il terremoto. Noi possiamo fare solo il possibile: riparare, consolidare, custodire e continuare ad amare il nostro territorio.

(Nella foto la Madonna della Neve, il tempio bramantesco crollato sotto le scosse del sisma)

E poi vennero le scosse del 26 ottobre che fecero crollare San Salvatore di Campi e la facciata di Sant' Eutizio di Preci e, infine, il 30 ottobre 2016 alle 7,40 la scossa di magnitudo 6,5 con epicentro a Norcia. Le chiese crollarono tutte, molte case...ma tutti vivi, tutti.

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