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Un diario dove annoto, con testi e foto, le tradizioni dell'Umbria, i miei pensieri sull'attualità, qualche buona ricetta e le tante curiosità che attraggono la mia attenzione.

13 Mar

Gli strumenti sonori del Venerdì Santo e le campane legate

Pubblicato da berenice  - Tags:  #tradizioni

Avete mai sentito il fragoroso rumore delle bàtticie?  Sono strumenti sonori idiofoni formati ciascuno da una tavoletta che ha sul lato corto una maniglia, sul davanti e sul dietro due battenti di metallo da agitare velocemente contro una fila di borchie piantate nel legno. Quando vengono agitate producono un suono penetrante e cupo. Venivano usate dopo la Celebrazione del Giovedì Santo e la Messa in Coena Domini, quando le campane delle chiese cessavano di suonare per tornare a squillare la domenica di Pasqua. Da un anno all'altro le batticie venivano riposte nell'armadio della sacrestia insieme ai paramenti del sacerdote e usate un solo giorno, il Venerdì Santo.

 

I ragazzi-chierichetti le impugnavano e le suonavano in sostituzione delle campane legate, annunciando per le strade del paese l'inizio dei riti della Passione e della Morte di Cristo.

Il suono sembrava non finire mai, ed era a tal punto assordante che il nome batticia veniva preso in prestito nel linguaggio di tutti i giorni per apostrofare qualunque persona eccessivamente loquace.

'Suona la prima volta a Messa - gridavano i ragazzi agitando le frastornanti tavolette passando per scale e scalette, vicoli e stradine - suona la seconda volta a Messa e - infine - intocca a Messa', anche se la Messa vera e propria non sarebbe stata celebrata. Chi non aveva ancora finito il frugale pasto di astinenza dalle carni, sbrigava velocemente le ultime cose e saliva nella parrocchiale di San Giovanni da dove sarebbe partita la lunga Processione illuminata dalle candele o dalle fiaccole.

 

L'aria serale di fine inverno o di inizio primavera (a seconda di quando andava a cadere la domenica di Risurrezione) pungeva il viso e, insieme al frastuono delle batticie, al catafalco del Cristo Morto e alla Madonna Addolorata, seguita dal cuore con le sette spade e dal fazzoletto della Veronica portati in Processione, creava un'atmosfera di condivisione e di contrizione sincera. 'Torna deh torna o figlio, torna al tuo Padre amante, ahi quante volte quante io sospirai per te' - si intonava nell'oscurità della sera, oppure si cantava: 'Gesù mio con dure funi, chi spietato ti legò, sono stati i miei peccati, Gesù mio perdon pietà'.

 

Questo accadeva nel mio paese e in mille altri d'Italia. Gli strumenti altrove assumevano nomi diversi: battole, battistangole, troccole e anche forme leggermente differenti: raganelle, ticchettavole, tricche tracche, tanavelle, troccane, martufelle e martorelle, ma la funzione era sempre la stessa. In Spagna chiamate carraca e matraca, nei monasteri ortodossi semantron, sostituti abituali delle campane.

 

(Nella foto una coppia di batticie del Novecento)

 

Le pulizie di Pasqua e la lucidatura del rame   Le pizze e la colazione di Pasqua in Valnerina

                     

Batticie del Venerdì Santo conservate in Valnerina
Batticie del Venerdì Santo conservate in Valnerina

Batticie del Venerdì Santo conservate in Valnerina

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